Strazio e dolore in mostra a Nuoro: l’arte chiede strade sicure

All’ex Artiglieria l’installazione per ricordare i fratelli Matteo e Francesco Pintor. Immagini forti per scuotere le coscienze ed evitare altre tragedie sull’asfalto 

NUORO. Ed è quando si entra nell’Hangar 1 dell’ex Artiglieria che i discorsi, le considerazioni, anche i pensieri si bloccano davanti all’essenzialità del dolore. Un guard rail contorto e rosso a metà. Una macchina devastata da un incidente: il paraurti staccato, il parabrezza in frantumi, ruote piegate, il motore a terra, airbag esplosi e afflosciati. Sotto le cinque campate dell’hangar che negli anni ’90 ha visto anche i briefing dell’operazione Fortza Paris, ci sono solo il guard rail, a macchina, e i faretti a illuminare l’installazione che si chiama 25.12.2017. È la data dell’incidente nel quale sono morti Matteo e Francesco Pintor, lungo la Statale 129 a pochi chilometri da Orotelli; l’installazione l’hanno voluta i ragazzi di #AdessoBasta, l’associazione creata dal fratello di Matteo e Francesco, Giovanni e dai loro amici e che attraverso il marchio Nepo2K è diventata il motore di eventi il cui obiettivo è tenere alta l’attenzione sulla sicurezza – insicurezza – del sistema infrastrutturale sardo. La macchina è dello stesso tipo di quella dell’incidente. Dopo l’opera regalata dallo street artist Manu Invisibile, uno splendido murale nel quale spicca la parola “Perseveranza”, ieri è stata inaugurata la mostra all’ex Artiglieria. Sarà visitabile fino a domani (18-24), è un prequel dell’evento che si farà a dicembre.

Due sale ospitano il lavoro fatto da questi ragazzi e da un microcosmo di sensibilità che sono riusciti a convogliare. Nella sala prima dell’hangar, c’è allestito un percorso ideale che racconta la storia di #AdessoBasta. Ci sono le foto scattate durante gli eventi, i cartelloni e le magliette che raccontano come dalla sofferenza si possa arrivare alla voglia di creare qualcosa di concreto per la sicurezza di tutti. Non per nulla una delle frasi sui muri è: “A Nuoro se vuoi fare, devi fare”. Le lacrime ricacciate dentro il cuore, le maniche rimboccate: per terra le 15mila firme raccolte in pochi giorni dopo l’incidente, con la richiesta della messa in sicurezza della “curva della morte”, che oggi è esattamente come tre anni fa. Ci sono foto e video che documentano concerti e eventi, e incontri che hanno coinvolto le scuole, i sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, l’Anas.

C’è un percorso suggerito: un filo teso sotto due lampioni, al quale ci sono appese due paia di sneakers. Quelle verdi di Francesco, rosse di Matteo. Ci si può passare sotto, omaggio ai due ragazzi i cui volti disegnati ornano le pareti in fondo. Il canestro e la palla da basket, passione di Matteo. Le poesie loro dedicate.

I frontmen della rivolta per la sicurezza sono Giovanni, il fratello di Matteo e Francesco: laurea in Scienze politiche alla Luiss, con tesi sul rapporto costi-benefici delle infrastrutture, Andrea Carta, laurea magistrale in Design della comunicazione al Naba (Nuova accademia delle belle arti di Milano), Davide Puddu, studente in Scienza dell’educazione alla Cattolica a Milano, Austinu D’Antonio, il regista che documenta tutti gli eventi, Scuola nazionale del cinema Indipendente a Roma e Scuola Rosencrantz e Guildenstern di Bologna, e poi i due ingegneri del suono, Angelo e Matteo Serra (Sae Institute e Naba a Milan). E Marco Chaianura, pugliese e amico di Francesco: laurea specialistica in Economia alla Luiss, si occupa di coinvolgere i personaggi dello spettacolo per gli eventi a sostegno di #AdessoBasta. Con loro, almeno una trentina di amici: chi l’ha detto che la meglio gioventù sia in vacanza? Bisogna venire qui, all’ex Artiglieria. Onorare Matteo e Francesco e tutte le altre vittime può iniziare con il sostegno alla battaglia per un’etica della sicurezza. Dai capannoni si esce con il cuore gonfio, ma forse, se si collega il cervello, qualcosa si può, si deve fare.

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