Due piazze intitolate al presidente Cossiga e a Dino Chiandoni

Posada, il consiglio ricorda le figure storiche del Paese Il sarto antifascista mandato al confino, diede vita al Pci

POSADA. Due spazi pubblici all’interno dell’abitato sono stati intitolati a due personaggi che nella loro vita si sono impegnati nella lotta politica. Si tratta di due piazzette ai bordi della via Nazionale che il consiglio comunale ha dedicato a Francesco Cossiga (a fianco della farmacia) e a Bernardino Chiandoni (tra le vie Nazionale e Santa Caterina nel centro storico). Se Cossiga non ha certo bisogno di presentazioni avendo ricoperto il ruolo di presidente della Repubblica e di ministro dell’Interno, Chiandoni, invece, è un nome noto soprattutto ai posadini più anziani. Originario di Cussignacco in Friuli, arrivò nel centro baroniese da confinato negli anni Trenta dopo aver trascorso qualche periodo in carcere per la sua attività antifascista. Si trovò così bene a Posada che vi restò sino al 1959 dividendosi tra la sua bottega da sarto e la sezione del Pc. Nel 2014 la sua figura fu ricordata dal circolo del Pd che contattando alcuni parenti riuscì a ricostruirne la storia. Anche Posada come tanti altri piccoli centri italiani durante il ventennio fascista divenne terra di confino con la milizia del Duce e l’Ovra che vi spedivano gli oppositori al regime. “Signor Dino” come lo ricordano ancora a Posada gli amici Ignazio Porcheddu, Francesco Nieddu e Salvatore Sanna, venne esiliato perché propagandava idee che cozzavano contro quelle di Mussolini. Fu proprio lui che a Posada, gettò il seme che poi diede vita all’attività del Pci. Chi ha conosciuto Dino Chiandoni, lo ricorda per la sua umiltà, dedizione alla causa, rispetto e correttezza e per aver tenuto alto il valore della Resistenza e dell’antifascismo a Posada, un paese allora infestato dalla malaria e fuori dalla resistenza attiva. «Vogliamo che si ricordi Bernardino Chiandoni come esempio di lotta continua per la democrazia, la libertà, il sacrificio e la solidarietà» chiedeva nel 2014 l’allora segretario del circolo Pd, Marco Ventroni. «Il sarto di Cussignacco confinato a Posada, deve restare vivo nella memoria dei giovani e di chi ha rischiato la vita per una Patria libera». Nel 1931 il sarto Bernardino fu introdotto dal fratello Armando rientrato dalla Francia con idee rivoluzionarie. La bottega divenne il luogo d’incontro dei giovani contrari alla politica del Duce ma una retata dell’Ovra arrestò Chiandoni dopo un contatto con un funzionario del partito comunista emiliano. In una riunione clandestina il sarto fu ammanettato e accompagnato nel carcere di via Spalato mentre il giorno successivo venne arrestato anche il fratello Armando. Da Udine, Chiandoni fu trasferito a Regina Coeli e poi a Piacenza. L’amnistia gli alleggerì la pena, Bernardino tornò in carcere e qualche mese dopo per un diverbio con un fascista, confinato in Sardegna a Posada dove restò sino al 1959.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes