Ancora pochi infermieri: «Subito nuovi concorsi»

Il sindacato Nursind preoccupato per la scadenza dei contratti a termine “I numeri sono migliorati ma solo perché alcuni reparti sono stati accorpati”

NUORO. Il Covid ha arretrato nell’Assl nuorese. I 600 casi settimanali di dicembre sono diventati una sessantina a febbraio. Il pericolo non è però scampato, anche per via dei contagi da variante inglese, alcuni accertati al San Francesco. Si fa affidamento sulle vaccinazioni, per un ulteriore ridimensionamento del virus. Lo sguardo degli operatori è anche rivolto a cosa saranno l’ospedale e la medicina territoriale del dopo-Covid. Soprattutto per quanto riguarda gli organici dei sanitari. I medici sono la voce in rosso, al San Francesco e anche nelle antiche “condotte” dei paesi. La carenza, tale da rallentare le ordinarie pratiche ospedaliere, ha riguardato negli ultimi anni anche la categoria degli infermieri. Un allarme per il momento cessato: «I numeri non sono quelli ottimali, però si è nella sufficienza», spiega Mauro Pintore, responsabile territoriale della Nursind, il sindacato nazionale delle professioni infermieristiche. Ma per alcuni versi è solo il paradosso venuto fuori quando l’emergenza sanitaria si è fatta più intensa. «Il fatto che alcuni reparti siano stati accorpati, per fare spazio ai pazienti Covid, ha reso meno vistosi i buchi di infermieri nei reparti», spiega Anna Rita Ginesu, che dell’organizzazione degli infermieri è la segretaria amministrativa. «Il timore è legato al fatto che ci sia una terza ondata del virus. A quel punto – aggiunge Ginesu – si dovrà reperire nuovo personale per riaprire il secondo reparto Covid, chiuso proprio in questi giorni». L’altra incognita riguarda il personale avventizio: «Gli infermieri e Oss assunti col diffondersi del virus – spiega Ginesu – per la gran parte hanno contratti a termine. Scadranno a breve e le notizie che ho dicono che non saranno riconfermati».

Le speranze sono piuttosto da riporre nei concorsi banditi dall’Ares, l’azienda sanitaria regionale, per le nuove leve con cui supportare il San Francesco, così come il secondo ospedale cittadino, lo Zonchello, e il San Camillo di Sorgono. I tempi della chiusura sono tuttavia già condizionati dalle due ondate della pandemia, che ne ha fatto slittare bandi e prove. Ma il paradosso non è finito. Potrebbe mostrare infatti la faccia uguale e contraria: «Il personale non sarà più sufficiente – sottolinea ancora Anna Rita Ginesu – se i reparti che sono stati accorpati riprenderanno, come si spera, a essere autonomi e a svolgere in piano l’attività. Oggi tante specialità vanno a scartamento ridotto. Un esempio è l’Endoscopia, che non garantisce i turni notturni e festivi. Tant’è che un paziente con un’emorragia gastrica in atto dovrà rivolgersi agli ospedali di Cagliari o Sassari. La stessa attività di screening, per la prevenzione dei tumori – aggiunge la dirigente del Nursind – è stata bloccata col Covid. E se un’azienda sanitaria non garantisce queste attività, ha fallito in partenza». Sempre e ancora a causa del personale insufficiente, ridotto negli anni dalla politica di austerity di governo e Regione, e dalla stessa legge della “quota 100”, che ha portato molti professionisti a riporre il camice e andare in pensione. Un bubbone che potrebbe non avere mostrato la parte più grave. Ginesu: «Nel territorio, mancano un centinaio di operatori, tra infermieri e Oss, per assicurare l’assistenza sanitaria integrata».

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