«La corte d’assise resti a Lanusei»

Gli avvocati contro il trasferimento a Cagliari del processo alla dottoressa Puddu

LANUSEI. «La magistratura si confronti immediatamente con gli avvocati sul trasferimento del processo da Lanusei a Cagliari». L’assemblea delle toghe ogliastrine va avanti con la mobilitazione contro la decisione di far celebrare nel capoluogo isolano il dibattimento per omicidio a carico della dottoressa Alba Veronica Puddu di fronte alla Corte d’assise. Ieri mattina, gli iscritti al foro ogliastrino si sono riuniti nel palazzo di giustizia di viale Marconi per decidere le mosse da compiere contro quello che è stato definito l’ennesimo scippo ai danni del territorio. Alla fine hanno concordato sulla necessità di chiedere un incontro urgente ai vertici della magistratura locale, civile e penale, per un confronto sulle problematiche del tribunale ogliastrino, a partire dalla decisione, per l’avvocatura del tutto immotivata, di spostare il rito, che prenderà l’avvio il 26 aprile. Alla richiesta, inviata via pec al presidente del tribunale facente funzioni, Mariano Arca, si è aggiunta la convocazione da parte del presidente del Consiglio dell’ordine di una seconda assemblea straordinaria da tenersi il prossimo 7 aprile nella sala del teatro “Tonio Dei” alla presenza degli amministratori locali. «Auspichiamo un riscontro immediato alla nostra richiesta da parte della magistratura. Se così non fosse siamo pronti a inasprire la protesta che per ora si limita alla proclamazione dello stato d’agitazione» sottolinea il presidente Gianni Carrus che, supportato dalla presidente della Camera penale Marcella Lepori, chiede che venga rivista la determinazione assunta dal gup (lo stesso Arca) in sede di udienza preliminare a carico del medico estetico di Tertenia. «Tutto ciò – osserva Carrus – nel rispetto del principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge». Per gli avvocati ogliastrini la corte d’Assise, davanti alla quale andrà celebrato il processo per omicidio, deve riunirsi a Lanusei non certo a 200 chilometri di distanza. «Le valutazioni e decisioni unilaterali prese senza consultare l’avvocatura ogliastrina e in violazione dei principi costituzionali sono inaccettabili perché non vi è alcun fondato motivo per un trasferimento del dibattimento» incalza il presidente del Coa che già nel 2017 si era opposto, senza successo, al trasferimento nel capoluogo isolano del maxi processo sugli assalti ai furgoni portavalori motivato allora con esigenze di sicurezza. Il timore è che quest’ultima decisione sia il preludio al progressivo depotenziamento dell’ufficio giudiziario dell’Ogliastra.



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