Bocheteatro va in piazza «Siamo vivi e ripartiremo»

Sabato sera davanti alla sala di via Trieste l’iniziativa “Le parole da salvare” Monica Corimbi: «Daremo voce a chi ha fame di cultura e non si arrende»

NUORO. Un microfono solitario in mezzo al cortile, a pochi metri dalla sala, dal palco, dalle poltroncine che fino a nemmeno troppo tempo fa accoglievano gli spettatori e profumavano di applausi, silenzi e sorrisi. E le persone, quelle che consentono le nuove restrizioni, che da quel microfono per qualche istante declamano le loro parole del cuore, i loro sentimenti più profondi o anche solo la loro rabbia per i tempi decisamente difficili. Bocheteatro ha scelto così, il prossimo 27 marzo, alle 17, di portare in piazza la sua voce e insieme anche quella dei tanti che hanno fame di cultura. E di farlo proprio nel giorno nel quale, prima che si sapesse del rientro della Sardegna nella zona arancione, la sala di via Trieste avrebbe dovuto riaprire i battenti per ospitare due spettacoli. «Per quei due spettacoli avevamo già registrato il pienone, era tutto prenotato – racconta Monica Corimbi – segno evidente che tante persone sono stanche di queste chiusure dei luoghi di cultura, spesso non motivate, soprattutto se si confrontano con tanti altri spazi nei quali invece non si rispettano affatto le distanze e le norme anti-contagi. I nostri due spettacoli previsti per il 27 marzo, dunque, erano già in sold out, la risposta del pubblico è stata pazzesca perché la fame di teatro e di cose belle è tanta, ma poi sono arrivate le nuove restrizioni, la zona arancione, e ci è tutto crollato di nuovo addosso. Non lo nascondo, oltre al profondo sconforto anche per aver rimesso in moto tante persone che lavorano con noi che ora sono nella nostra stessa barca, provo rabbia perché ci sono troppe contraddizioni in queste decisioni di aprire e chiudere. Perché qualcuno ha scelto per me, al posto mio, cosa è importante per me: perché ad esempio posso andare dal parrucchiere e non invece ad ascoltare un concerto o uno spettacolo teatrale dove tra l’altro si rispettano tutte le prescrizioni e le distanze, e non si parla ma si ascolta? Le nuove chiusure, lo dico senza problemi, le ho vissute come un piccolo lutto».

Ed è per questo, spiega Monica Corimbi, che nel tentativo di trovare un modo per manifestare ciò che si ha dentro, che il 27 marzo Bocheteatro sistemerà quel microfono solitario nel cortile davanti alla sala di via Trieste. «Avremmo potuto scegliere tanti altri posti all’aperto – dice – ma abbiamo scelto quello perché è davanti alla nostra “casa”, al teatro. Chi vorrà, il 27, da quel microfono leggerà le sue parole da salvare. Sarà anche un modo per dare voce a chi non ne ha. È il nostro modo di dire che ci siamo e ci facciamo sentire, e che abbiamo voglia di ricominciare e di ripartire, speriamo al più presto. Perché il teatro è fatto dal vivo e per i vivi, per le persone presenti, altrimenti diventa una nuova tv. Ma il teatro è altro, e deve rimanere altro».

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