Accuse infondate, imputato assolto

Macomer, la presunta vittima l’aveva denunciato nel 2014 La donna sosteneva di essere stata buttata giù dalle scale

MACOMER. Contraddizioni della presunta vittima, stranezze nella ricostruzione, incastri spazio temporali che non tornavano. Alla fine è arrivata l’assoluzione, ma ci sono voluti sette anni perché la verità venisse a galla. È quella della sentenza pronunciata dalla giudice monocratica del tribunale di Oristano Federica Fulgheri che ha assolto il cinquantenne Danilo Podda finito nei guai dopo che una vicina di casa l’aveva denunciato. Nel primo pomeriggio del 19 ottobre del 2014, aveva bussato alla caserma dei carabinieri la signora Giuseppina Chessa. Aveva raccontato che il vicino era entrato nella sua casa e, dopo averla minacciata di morte, l’aveva spinta facendola cadere dalle scale.

Per quattro ore la signora sarebbe rimasta incosciente e, una volta ripresi i sensi, si sarebbe recata direttamente dai carabinieri per presentare la querela. In quel momento erano iniziati i guai giudiziari per Danilo Podda, per il quale il pubblico ministero Marcello Floris aveva chiesto la condanna a tre anni e mezzo ritenendo attendibile il racconto della parte offesa che, tra l’altro, si era costituita parte civile assistita dall’avvocata Cristina Puddu.

L’avvocato difensore Luciano Rubattu aveva però avanzato sin dal primo momento una serie di dubbi che poi si sono rivelati fondamentali visto l’esito del processo. Nell’esaminare la signora Chessa aveva portato alla luce alcune contraddizioni sulla ricostruzione e poi aveva evidenziato alcune stranezze. Intanto la presunta vittima, anziché chiamare l’ambulanza, era andata direttamente dai carabinieri e solo successivamente alla firma sulla denuncia si era premurata di farsi soccorrere. La signora Chessa aveva peraltro impedito ai carabinieri di svolgere accertamenti all’interno della propria casa, dove i militari volevano effettuare un sopralluogo: aveva invece negato loro le chiavi di casa. Secondo la difesa tutto era stato originato dagli attriti che in passato c’erano stati tra la famiglia Chessa e la famiglia Podda per questioni legate a presunti abusi edilizi. L’aggressione sarebbe stata quindi una sorta di vendetta.

La sentenza però dice altro e cioè che la ricostruzione della presunta vittima non è stata ritenuta credibile dalla giudice che così ha assolto l’imputato dai reati di lesioni aggravate, minaccia aggravata e violazione di domicilio. Il caso è chiuso, ma non è detto che non se ne apra uno nuovo a parti invertite. Dopo che le motivazioni della sentenza saranno pubbliche verrà valutata l’ipotesi di una denuncia per calunnia.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes