Cave, ultimo appello alla Regione

Il Comune attende dal 2018 l’approvazione del piano per il comparto, ma la pratica è ferma a Cagliari 

INVIATO A OROSEI. Ci sono voluti più di vent’anni, ma finalmente sta per essere completata la bretella cave, la circonvallazione che consentirà agli autoarticolati con i blocchi di marmo diretti ai porti dell’isola di aggirare il centro storico di Orosei, evitando così inquinamento, problemi di sicurezza e, non ultimo, perdite di tempo. Manca la segnaletica orizzontale e la stesura del manto d’asfalto e la strada potrà essere utilizzata, anche se nel frattempo i più hanno cominciato a percorrerla. La buona notizia per il comparto del marmo di Orosei è questa, il problema è che se non si interviene con decisione per regolamentare un settore gravato dalla crisi già prima del Covid, e ora doppiamente in ginocchio, di camion con la pregiata pietra di Orosei in quella strada ne passeranno veramente pochi. I numeri della crisi più nera li enuncia Giuseppe Sanna, assessore comunale alle cave della giunta Canzano: attività ridotta al 25-30%, duecento operai in cassa integrazione, perdite di fatturato milionarie per la ventina di aziende del comparto, imprenditori che non riceveranno i ristori legati alla pandemia e sono costretti a ricorrere alle consuete linee di credito. E i marmo bond sbandierati dalla giunta regionale lo scorso anno? «Che io sappia nessuno ha visto niente – dice l’assessore Sanna – ma erano comunque ben poca cosa rispetto ai problemi del settore (800mila per l’intero settore lapideo dell’isola, ndr)».

Ma la Regione Sardegna non è sul banco degli imputati solo per questo ritardo. Ce n’è un altro, ugualmente grave, che nei giorni scorsi ha portato il sindaco di Orosei, Nino Canzano, a scrivere all’assessorato all’Ambiente e per conoscenza alla Procura della Repubblica di Nuoro e alla Soprintenza ai beni paesaggistici. Una lettera nella quale si sollecita la conclusione dell’istruttoria del piano cave, cioè lo strumento urbanistico ed economico che dovrebbe garantire regole certe per governare il settore e soprattutto le aree di estrazione. In una parola le concessioni. Che in assenza di uno strumento ufficiale continuano a essere autorizzate in deroga, spesso in contrasto con le linee e le delimitazioni del piano, che il Comune ha ultimato già due anni fa, e che da allora giace in Regione in attesa del nulla osta. È la terza volta nel giro di un anno che la giunta Canzano segnala la fase di stallo della pratica, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

Sembra che l’ultimo sollecito abbia sortito un timido effetto. «L’assessore all’Ambiente Lampis ci ha convocato per la prossima settimana, speriamo sia la volta buona», dice Giuseppe Sanna. Il quale ricorda come il Comune di Orosei avesse già presentato una prima bozza nel 2008, vincendo le resistenze di alcuni imprenditori del settore, per poi tornare all’attacco dopo anni di stallo, appunto nel 2018. «L’affidamento di un nuovo piano, questa volta condiviso da tutti, è stato uno dei primi atti della nostra amministrazione cinque anni fa. Nel 2018 l’abbiamo presentato in Regione, ma è solo nell’ottobre 2020 che se n’è parlato concretamente, con una conferenza di servizi che ha messo d’accordo tutti. Ci era stato assicurata l’approvazione entro lo scorso dicembre, ma siamo ancora qui a parlarne».

Nel frattempo il mercato potrebbe dare segni di ripresa. A Orosei si ricordano ancora di quando nel 2020 la prefettura impedì ai camion di viaggiare verso i porti dell’isola durante il lockdown perché il marmo non era una bene essenziale. I mercati sono quelli di sempre, e la concorrenza della Turchia ora fa meno paura: Cina, India, Giordania, Israele. I rappresentanti non arrivano più di persona a scegliere i blocchi migliori, ma lo fanno per foto o in streaming. «Il nostro marmo è apprezzato. Possiamo farcela ancora – dice Sanna – serve solo che la Regione si ricordi della nostra esistenza».

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