Nuoro, il sogno di una casa bio si trasforma in un incubo

Dopo pochi anni l’isolamento di lana di pecora è infestato da migliaia di tarme. Abitazione da ricostruire: una coppia chiede il risarcimento al produttore

NUORO. Era stata pensata come una casa bio, ecosostenibile e a basso consumo energetico, da realizzare con materiali il più possibile naturali: ma per una coppia di nuoresi il sogno di un’abitazione green si è rivelato nel giro di poco tempo un incubo da cui non riescono a uscire, e per il quale cercano giustizia nelle aule del tribunale per quello che ritengono un torto subìto da una delle ditte fornitrici dei materiali di costruzione. A causa di uno di questi, infatti, la casa è infestata da migliaia di lepidotteri, della specie Tineola Bisselleliella, volgarmente detta tarma dei tessuti. A portarcele, creando per loro un habitat riproduttivo straordinario, secondo i proprietari della casa (e gli avvocati che nel prossimo ottobre faranno valere le loro ragioni in tribunale, Filomena Masuri e Paolo Solinas) la lana di pecora acquistata come isolante bio in forma di rotoli da installare all’interno delle pareti dell’abitazione e persino nel tetto. Un isolamento molto in voga e reclamizzato negli anni scorsi, ideato e prodotto in Sardegna, che sulla carta assicurava i vantaggi delle migliori coibentazioni: offrire caldo d’inverno e fresco d’estate. Tutti vantaggi che sono svaniti in poco tempo e si sono poi rivelati marginali rispetto alle conseguenze: la casa invasa da migliaia di farfalline (appunto l’evoluzione nel ciclo vitale delle tarme) che fra l’altro hanno divorato la lana annullando le sue caratteristiche di isolante termico.

La vicenda ha inizio nel 2013, quando i due professionisti decidono di ristrutturare un appartamento su due livelli in pieno centro a Nuoro secondo i dettami dell’edilizia sostenibile. Una ristrutturazione costosa e impegnativa, ma tanto è l’amore per la natura che la coppia (con due figli piccoli) decide di buttarsi nell’impresa. Una casa green, insomma. Per l’isolamento acustico e termico la scelta cade su un prodotto all’epoca molto pubblicizzato e celebrato dai media, appunto la lana di pecora sarda, che nella scheda del prodotto veniva descritta «senza additivi, senza allergeni, atossica, non irrita la pelle, non attaccata da tineola bisselliella», come riportano i legali nel ricorso presentato nel marzo scorso. I problemi si presentano nel 2019, quando i proprietari della casa, e il direttore dei lavori della ristrutturazione, riscontrano l’infestazione di migliaia di tarme. Le perizie di parte (confermate da quella disposta dal tribunale) individuano nella lana di pecora la responsabile della diffusione degli insetti, «infestazione latente già presente all’interno del materiale isolante prima della posa in opera in quanto ci sono grosse quantità di uova all’interno». Le conseguenze non tardano ad arrivare: casa invasa dalle farfalline di insetti che si riproducono ogni due settimane, stanze che diventano luogo di attrazione di gechi e persino pipistrelli quando d’estate si aprono le finestre. E problemi di asma o comunque di allergie per uno dei figli della coppia.

Che fare allora? La soluzione migliore sarebbe sanificare tutto il materiale, peraltro ormai inservibile, ma per farlo occorre smontare la casa; e utilizzare insetticidi potenti in piena contraddizione con la filosofia del progetto iniziale. I proprietari lamentano inoltre di non aver saputo preventivamente che la lana fosse stata trattata dal produttore con un antitarme, come hanno poi scoperto. Tanto bio non era, insomma, dicono i legali della coppia, ed evidentemente l’azienda era a conoscenza del problema, che si sarebbe potuto ripresentare; per questo si sono rivolti al tribunale per ottenere per i loro assistiti un risarcimento tale poter eliminare definitivamente il problema, cioè rimuovere la lana, o meglio quello che ne rimane perché le tarme continuano a divorarla.

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