Nuoro, prostituzione al centro massaggi

Prestazioni sessuali e riciclaggio di denaro, il pm chiede la condanna di 6 cinesi che lavoravano in città

NUORO. Per l’accusa quello che veniva presentato come un centro massaggi orientale altro non era che una vera e propria casa di appuntamenti, dove veniva esercitata attività di prostituzione e di riciclaggio di denaro derivante dalle prestazioni fornite. Ieri davanti al tribunale in seduta collegiale (presidente Luisa Rosetti, a latere Alessandra Ponti e Giovanni Angelicchio), è proseguito il processo a carico di 6 cittadini di nazionalità cinese: Wang Mei, Jie Shiwu, Ye Hong, Xia Yong, Liui Xiang, Fu Xlaochun, difesi dall’avvocata Tiziana Sangiovanni. Un altro loro connazionale, Hu Chengxue, è irreperibile, perciò la sua posizione è stata stralciata.

Titolari di un centro massaggi in viale Sardegna, sottoposto a sequestro e poi chiuso nel 2015 a seguito dell’indagine della polizia, coordinata dal pm Giorgio Bocciarelli, gli imputati facevano parte di un sistema che aveva diramazioni in tutto il territorio nazionale, e gestivano un intenso traffico di denaro che attraverso bonifici, da Nuoro arrivavano fino alla Cina, passando per un appartamento di Milano che nascondeva una sorta di call center da dove venivano smistate centinaia di telefonate ai centri massaggi di tutta la Penisola, e dove si fornivano prestazioni sessuali. Ieri in aula, attraverso l’aiuto di un’interprete, sono stati sentiti tre dei sei imputati, che si sono sottoposti all’esame.

Partendo dalle operazioni per l’apertura del centro massaggi in città, hanno giustificato i movimenti bancari che mensilmente si registravano sui loro conti correnti. Soldi chiesti in prestito, e poi resi a titolo di estinzione del debito acceso nel 2014 per avviare l’attività. In altri casi, invece, le somme venivano mandati in Cina per aiutare la famiglia d’origine. Stando al racconto di Wang Mei, che lavorava nel centro e ritirava i denaro dei clienti, il lavoro nel picco della stagione fruttava anche 8mila euro al mese.

L’imputata ha dichiarato che all’interno del centro si facevano solo massaggi. Se poi venivano offerti “servizi speciali” nessuno poteva saperlo, perché ogni ragazza lavorava nella propria stanza tenendo le porte chiuse. Secondo l’accusa, invece, attorno agli imputati ruotava la figura di Fu Xlaochun, loro connazionale, accusato di sfruttamento della prostituzione: era il titolare del contratto di affitto dell’appartamento di viale Sardegna dove vivevano le donne che si prostituivano nel vicino centro benessere.

Nessun dubbio per il pm che al centro si esercitasse nient’altro che prostituzione. «Massaggi non se ne sono visti – ha detto Bocciarelli nella requisitoria –. Dall’attività investigativa è emerso un ricambio di ragazze che poi andavano ad abitare nell’appartamento di viale Sardegna, e di volta in volta a versare i soldi negli uffici postali di via Santa Barbara e in piazza Crispi. Dal controllo delle immagini è stato possibile evidenziare il tipo di servizio fornito nel centro e per il quale Mei incassava i soldi. Impossibile che nessuno lo sapesse, come hanno fatto credere gli imputati, ignari anche del fatto che il telefono del centro ero lo stesso pubblicato sul sito “Bacheca incontri”, dove venivano pubblicizzate le prestazioni sessuali di cui si poteva usufruire.

Gli agenti sono riusciti dal sito a risalire all’Ip che portava all’ufficio di Milano. Allora si è capito che il centro massaggi di Nuoro faceva parte di un sistema di prostituzione ad alti livelli, con un rientro finale del compendio in Cina». Il pm ha chiesto la condanna per tutti gli imputati: 3 anni e mille euro di multa per Fu Xlaochun, e a 2 anni e 8 mesi per gli altri.

Contraria la difesa. L’avvocata Sangiovanni partendo dalla gestione familiare degli imputati, ha rimarcato che in Cina il figlio si preoccupa dei genitori. «Come è emerso dall’esame degli imputati – ha detto il difensore – i movimenti di denaro che mensilmente venivano inviati a casa avevano un senso preciso. Uno di loro ha anche precisato che sono i suoi genitori ad occuparsi della figlia con problemi di salute. I movimenti di soldi erano legati a prestiti chiesti e poi resi, e non certo a denaro legato ad attività imbarazzanti» ha concluso il difensore sollecitando l’assoluzione per tutti. Il 12 luglio è attesa la sentenza.

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