Celebrazioni per Salvatore Satta a Nuoro, l’assessora sceglie cori e tenores
30mila euro per un progetto dedicato al canto popolare e liturgico, polemica tra gli intellettuali
Nuoro Non le università o le scuole. Non le istituzioni culturali e le associazioni del settore giuridico o letterario. A celebrare il grande giurista e scrittore nuorese Salvatore Satta, a 50 anni dalla sua morte, saranno i cori di ispirazioni popolare, le formazioni di canto a tenore e le corali cosiddette “liturgiche”. Lo ha stabilito l’amministrazione comunale, nello specifico l’assessorato alla Cultura, che destinerà i 30mila euro finanziati dalla Regione per le celebrazioni sattiane ai sodalizi del comparto musicale cittadino.
Lo fa attraverso un avviso pubblico, in scadenza oggi, 27 novembre 2025, ideato per acquisire manifestazioni di interesse utili alla organizzazione della serata prevista il prossimo 30 dicembre sul palco del Ten e intitolata “Nuoro celebra Salvatore Satta: un itinerario tra musica, cultura e memoria identitaria”. L’avviso, benché indirizzato a tutte le associazioni culturali iscritte all’albo comunale, punta chiaramente a un coinvolgimento settoriale, tanto che viene specificato che «Il soggetto beneficiario del contributo avrà il compito di coinvolgere le realtà associative locali attive nell’ambito della precipua attività culturale ovvero cori polifonici di ispirazione popolare, corali liturgiche e gruppi di canto a tenore».
I 30mila euro finanziati dalla Regione saranno così ripartiti: 5mila euro per il coordinamento e la direzione artistica, 20mila a titolo di rimborso per le associazioni partecipanti, 2mila per service audio e luci e 3mila per la promozione dell’evento finale e la produzione di materiale video e fotografico. Alle associazioni coinvolte il Comune chiede di «proporre brani musicali già editi: composizioni in lingua sarda già pubblicate, ispirate alla vita, alle opere o ai temi trattati da Salvatore Satta, creare brani originali: composizione e armonizzazione inedite, anch’esse in lingua sarda e ispirate alla figura, al pensiero o alla produzione letteraria di Satta e di progettare momenti performativi: ideazione e realizzazione di coreografie o spazi scenico-musicali che accompagnino, interpretino o valorizzino i brani proposti, coerentemente con le tematiche sattiane».
Il tutto ha scatenato una polemica, soprattutto tra gli intellettuali, ma la scelta dell’amministrazione resta chiara. «Volevo che venissero coinvolte più associazioni possibili in un progetto che ha l’intento, questo l’indirizzo politico, di parlare di Satta attraverso le musica, la memoria e l’identità – commenta l’assessora comunale alla Cultura, Natascia Demurtas –. L’opera sattiana, di fatto, sarà tradotta dalla musica in senso ampio in un percorso che nessuno può interpretare meglio dei cori». L’assessora interviene anche sui malumori sollevatisi tra gli intellettuali. «Sono stata nominata l’8 luglio – aggiunge –, ma l’anno sattiano è cominciato a gennaio. Questo era il nostro unico slot di intervento e per questo, senza avvantaggiare nessuno, ho scelto quelle che reputo le realtà più rappresentative della città».
I cori, le corali e le formazioni di canto a tenore, intanto, entro oggi presenteranno un progetto che vedrà come capofila la corale maschile Priamo Gallisay. «Siamo 13 associazioni ad aver condiviso questo progetto – dice Alessandro Catte, maestro dei Cantori di via Majore e componente della commissione artistica – incentrato su Il giorno del giudizio, così come il bando richiede. I cori faranno la loro parte, omaggiando questo grande personaggio con un lavoro che si preannuncia multidisciplinare. Non solo canto, ma anche recitazione, scenografie e approfondimento letterario. I cori entrano di diritto nello scenario sattiano grazie alla figura di Mastru Predischedda, uno dei protagonisti del racconto di Satta e della nascita del fenomeno corale».
«Una celebrazione che si ferma alla sola coralità? Non mi stupisce, questa città ha puntato spesso sui cori – afferma la saggista e critica letteraria, Angela Guiso –. Ma è un’altra dimostrazione d’amore o il frutto dell’eredità di scelte precedenti a questa amministrazione? Dal punto di vista sattiano, non ricordo una grande affezione di Salvatore Satta alla musica. Non mi risulta che fosse un grande ascoltatore di qualcosa, piuttosto un grande studioso e assiduo lettore. Un appassionato di viaggi. Ecco, i cori vanno bene, ma la cultura è fatta anche di altre cose».
Bocheteatro, realtà iscritta all’albo comunale, non parteciperà al bando. «Forse si sarebbe dovuti partire da una cifra più elevata – dice l’attore e regista Giovanni Carroni – che consentisse il coinvolgimento di più realtà culturali. Celebrare uno dei più grandi giuristi del panorama internazionale solo con la tradizione popolare e con la coralità non è svilente, ma forse è poco. Se sarò chiamato a dare il mio contributo lo darò. Ma ciò che rimane della cifra prevista non avrebbe consentito l’ideazione di una nuova produzione nuova».
«I cori? Forse sarebbero andati bene come contorno – dice lo studioso Ugo Collu –. Penso che la letteratura meriti approfondimenti di diverso tipo».
