La “Buona Scuola” degli alunni tempiesi: investite, non tagliate
Una folta delegazione alla manifestazione cagliaritana I liceali del Dettori: sul diritto allo studio neppure una parola
TEMPIO. Delegazioni di studenti della Gallura hanno partecipato alla manifestazione cagliaritana sulla Buona Scuola. Hanno attraversato l’intera Sardegna per incontrare il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini e il governatore Francesco Pigliaru. Li avrebbero voluti ascoltare e possibilmente interrogare. Invece l’attesa dei due ospiti più importanti della giornata si è rivelata vana. Né la Giannini, né Pigliaru erano presenti all’appello.
In loro vece, davanti ad una platea di centinaia di studenti e una risentita rappresentanza di insegnanti, hanno preso parte all’incontro il sottosegretario Gabriele Toccafondi e il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Francesco Feliziani. Figure di primo piano del mondo scolastico nazionale e isolano la cui presenza ha attenuato solo in parte la forte delusione per l’assenza del ministro. Un’assenza che, come si dice in questi casi, non è passata inosservata. Tra i pochi studenti che, oltre agli interventi di rito già programmati, hanno potuto prendere la parola, c’è stato quello di Davide Usula, diciassettenne, residente a Erula, liceale del “Dettori” di Tempio. Rivolgendosi direttamente al sottosegretario Toccafondi e alle altre autorità, ha chiesto loro di riflettere su un semplice quesito: “noi studenti siamo numeri su cui risparmiare oppure ragazzi su cui poter investire?” Parole seguite da grandi applausi che hanno creato non poco imbarazzo nei destinatari dell’intervento. Per Davide, la buona scuola esisterebbe già in parte e sarebbe quella di chi, lavorando con passione e professionalità, non ha mai smesso di crederci. Ciò che non è poi andato giù agli studenti è anche l’uso di formule che non venivano spiegate. “Hanno parlato di modernizzazione della didattica – dichiara, ad esempio, Teresa Vasino, studentessa del Classico e compagna di classe di Davide – ma non è chiaro che cosa intendessero”. Con la giusta carica di irriverenza e determinazione, uno studente ha poi fatto notare che nelle 136 pagine del documento sulla Buona Scuola non viene mai menzionato il diritto allo studio. Un’omissione che, per gli studenti che la pensano come Davide e la quasi totalità dei lavoratori della scuola, difficilmente potrà essere archiviata come una semplice svista.
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