Pirodda: le salme spiaggiate furono dieci

TRINITA’ D’AGULTU. Fa discutere la storia di “L'alburu di li banderi”, il maestoso ginepro secolare della spiaggia di Li Feruli (alla fine del lungo arenile che dalla foce del Coghinas arriva nei...

TRINITA’ D’AGULTU. Fa discutere la storia di “L'alburu di li banderi”, il maestoso ginepro secolare della spiaggia di Li Feruli (alla fine del lungo arenile che dalla foce del Coghinas arriva nei pressi dell'Isola Rossa), divenuto noto perché sotto vi trovarono sepoltura provvisoria numerosi cadaveri, finiti in mare dopo l'affondamento del “Tripoli”, colpito da un siluro tedesco la notte del 18 marzo del 1918, al largo di Capo Figari. Riguardo a ciò che si racconta su quei fatti Antonio Pirodda, che ha compiuto delle ricerche, vuole fare delle precisazioni. «Dopo l’affondamento del “Tripoli”, 365 morti e pochi sopravvissuti – dice –, tra cui due persone di Trinità, e del successivo ritrovamento di alcuni cadaveri nel lungo arenile che va da San Pietro a mare fino all'inizio degli scogli vicino all'Isola Rossa, le autorità invitarono le associazioni e i civili a rimuovere le salme e dar loro sepoltura, cosa che poi avvenne nel cimitero di La Petra Bianca a Trinità, grazie alle Società di mutuo soccorsi di Aggius e Tempio (solo in seguito nasce quella di Badesi). Le salme ritrovate – precisa – furono solo una decina. Il resto è pura invenzione di persone non bene informate e che confondono date e avvenimenti storici, come l'affondamento della Corazzata Roma e la Corvetta Gazzella, che avvennero molti decenni dopo e che niente hanno a che vedere con l'alburu di li banderi». (r.sp.)

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