La giustizia riparativa tra i banchi

Tanti studenti alla quarta conferenza che si è tenuta nell’aula magna del Dettori

TEMPIO. La giustizia riparativa continua a muovere i suoi passi. Dalla fase teorica e progettuale si sta sempre più passando alla concretezza degli atti. Sensazione che ha trovato conferma nei lavori della quarta conferenza che si è tenuta nell’aula magna del Liceo “Dettori”.

All’appuntamento, purtroppo, sono però mancati proprio gli ospiti della casa circondariale di Nuchis, forse per via di un’autorizzazione non concessa o revocata. Con la loro presenza i passi comunque fatti avrebbero moltiplicato la distanza percorsa. Tuttavia, il lavoro svolto tornerà più che utile quando, in occasioni che sicuramente non mancheranno (a partire dalla preannunciata conferenza che si terrà a giugno a Sassari), si riprenderà a parlare di giustizia riparativa e del proposito di fare di Tempio una città inclusiva, in cui una struttura come il carcere diventa un pezzo vivo e sempre più integrato del tessuto comunitario.

Aperto dal dirigente scolastico del “De André”, Maria Chiara Demuro, l’incontro ha visto la partecipazione di studenti e insegnanti del “Ferracciu Pes” e dell'Artistico. Il carcere di Nuchis era presente con la direttrice, Carla Ciavarella, gli educatori Marianna Madeddu e Riccardo Bonanni, il comandante Pietro Masciullo e il cappellano, don Umberto Deriu. Tra i presenti anche i rappresentanti di associazioni cittadine che collaborano con il carcere. Significativo è stato il contributo degli studenti che sono stati coinvolti nella lettura di testi scritti dai detenuti. Dalle letture è emerso il desiderio di essere presenti, nella certezza di fare ancora parte di una comunità e di esercitare una forma di cittadinanza, pur nella privazione della libertà. Vorrebbero che i giovani in particolare capissero che si può sbagliare, ma che nella vita si può cambiare.

Ritengono importante che il concetto di giustizia relazionale e riparativa si radichi nei giovani, ai quali in un certo senso si affidano.

«Lettere scritte - ha dichiarato Marianna Madeddu, responsabile dell’area educativa - come segnale di fiducia verso una comunità nella quale si sentono inclusi». Sull’importanza della propagazione dei contenuti della conferenza si sono soffermate Carla Ciavarella e Patrizia Patrizi, coordinatore scientifico del progetto. La Patrizi ha definito l’incontro “una conferenza di comunità”, cioè uno spazio di confronto tra soggetti con un proprio ruolo e un micro-gruppo sociale di riferimento al cui interno si potrà trasferire l’informazione. Tutto questo per imparare a gestire situazioni di conflitto. Carla Ciavarella ha precisato che il carcere di Nuchis ha offerto al progetto avviato dall’Università di Sassari uno spazio concreto di azione e intervento, che coinvolge non solo i detenuti che potranno reinserirsi nella società una volta scontata la pena, ma anche coloro che per l’attuale disposizione normativa sono soggetti a ergastolo “ostativo” (una forma di ergastolo a vita, che non ha fine). Perché la giustizia relazionale e riparativa proceda dal piano sperimentale a quello di una efficace prassi istituzionale occorrerà compiere passi ulteriori.

Lo ha sostenuto lo psicologo giuridico Gian Luigi Lepri, che ha ricordato come siano stati fatti progressi in questa direzione con l’apertura presso l’Università di Sassari di un Osservatorio sulla criminalità, “uno sportello di ascolto per le vittime di qualunque reato".

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