Accusati di terrorismo: in quattro a processo

A giudizio da ieri in Corte d’Assise a Sassari tre siriani e un marocchino Per la Dda costituirono una cellula affiliata a Al Qaeda con base nell’isola

OLBIA. Si è aperto ieri mattina davanti alla corte d’assise di Sassari presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Giuseppe Grotteria) il processo per terrorismo a carico di quattro imputati: tre siriani (di cui uno latitante) e un marocchino.

Due di loro furono arrestati a Olbia il 10 maggio dell’anno scorso con l’accusa di aver costituito una cellula di supporto dell’organizzazione combattente Jabhat al Nusra, considerata la ramificazione siriana di Al Qaeda. Ieri mattina si sono presentati davanti ai giudici i siriani Chadad Mustafa e Abdulkarim Osman Haj con il marocchino Ait Wahmane Lahoucine, mentre quello che secondo la Dda di Cagliari è il personaggio di spicco del gruppo, ossia il siriano Daadoue Anwar, alias Abou Murad (titolare di un’impresa edile), è attualmente latitante dopo aver trascorso brevi periodi in carcere in Svezia e in Danimarca. Nel primo caso era tornato in libertà dopo sei mesi per decorrenza dei termini di custodia cautelare, da Copenaghen era invece uscito grazie a un rocambolesco stratagemma: si era scambiato i vestiti col nipote, che era andato a trovarlo in carcere, ed era poi andato via tranquillamente passando davanti alle guardie. Durante la permanenza a Olbia, Anwar aveva lavorato nei cantieri del G8 alla Maddalena, del Mater Olbia e all’aeroporto Costa Smeralda.

Arrestati a suo tempo dalla Digos della questura di Sassari nel corso di una vasta operazione su scala nazionale che aveva riguardato anche Emilia Romagna, Lombardia e Veneto con il coinvolgimento della Guardia di finanza di Roma e Brescia, agli imputati – i due siriani sono difesi dall’avvocato Angelo Merlini – vengono contestati l’associazione con finalità di terrorismo, il finanziamento del terrorismo e l’intermediazione finanziaria abusiva. Nelle carte del procedimento – titolari dell’inchiesta sono i sostituti procuratori Danilo Tronci e Rossana Allieri della Dda di Cagliari – si parla di armi, auto e medicine per i jihadisti acquistati con il denaro raccolto tra gli immigrati e inviato nelle zone di combattimento con il sistema “hawalà”, una tecnica arcaica per trasferire il denaro basata sulla fiducia, per non essere tracciabile.

La raccolta e il trasferimento dei soldi sarebbe avvenuto grazie a una vera e propria rete diventata punto di riferimento per i siriani, specialmente per quelli residenti in Sardegna. L’allora dirigente della Digos Mario Carta sarà sentito come testimone nella prossima udienza fissata per il 30 settembre. Gli investigatori della Digos avrebbero infatti accertato il trasferimento illegale in Siria di diverse centinaia di migliaia di euro. Sempre nell’udienza di fine settembre sarà affidato l’incarico per la trascrizione delle intercettazioni entrate a far parte del fascicolo dell’inchiesta.

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