Energia e incentivi, l’inchiesta si allarga

La presunta truffa da 11 milioni di euro: al vaglio degli inquirenti le ditte che hanno emesso fattura per lavori mai eseguiti

OLBIA. Si allarga l’inchiesta sulle “case green”, la presunta truffa da 11 milioni di euro ai danni dello Stato sugli incentivi pubblici per progetti di risparmio energetico. L’attività investigativa condotta dalla guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Tempio – l’indagine è ancora in corso – ha scoperchiato un complesso meccanismo di truffa e riciclaggio che sarebbe stato messo in piedi dalla Green world energy srl in liquidazione, con sede legale ad Olbia, e da un gruppo di otto persone che a vario titolo si occupavano della società – legali rappresentanti, amministratori, soci occulti e intermediari – considerati il vertice del sodalizio, ideatore del meccanismo di truffa. Ma al vaglio degli inquirenti ci sono anche le posizioni di numerosi altri indagati finiti nei controlli dei finanzieri: titolari di società e ditte artigiane che hanno emesso fatture alla Green world energy per l’esecuzione di lavori di efficientamento energetico e termico in realtà mai realizzati. Molti di loro, interrogati dalla guardia di finanza, hanno ammesso di aver emesso fatture per la realizzazione di opere edilizie che non hanno eseguito, contribuendo a raccogliere prove contro gli indagati principali.

A finire nell’inchiesta del sostituto procuratore Nadia La Femina sono Valeria Bacciu, residente ad Olbia, amministratore unico e rappresentante legale della Green world energy (fino al gennaio 2018), Mauro Nucaro, della provincia di Cosenza, in qualità di socio occulto, Paolo Freda, della provincia di Treviso, in qualità di intermediario, Bruno Morabito, della provincia di Bergamo, liquidatore e rappresentante legale della Green world energy dal settembre 2018 al novembre 2019, Davide Iai, residente ad Olbia, titolare di una ditta, marito di Valeria Bacciu, Sara Iai, anche lei residente in città, sorella di Davide Iai, Angela Bacciu, residente a Buddusò, sorella di Valeria Bacciu e Mauro Maurizio Ruiu, residente ad Olbia, titolare di una ditta.

A Valeria Bacciu, Mauro Nucaro e Paolo Freda vengono contestate la truffa aggravata e la falsità materiale, la stessa Valeria Bacciu, insieme alla sorella e al marito, e a Mauro Maurizio Ruiu sono accusati di riciclaggio e autoriciclaggio. A Morabito e agli altri indagati viene contestata l’evasione delle imposte pari a 2 milioni di euro. Somma che si aggiunge ai 9 milioni di euro del profitto della presunta truffa aggravata ai danni del ministero dell’Econonia e delle Finanze. Nei loro confronti, il gip del tribunale di Tempio Marco Contu ha disposto il sequestro preventivo per equivalente pari a 11 milioni di euro, la stessa cifra cioè che sarebbe stata indebitamente ottenuta dal sodalizio. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, per ottenere gli incentivi pubblici la società presentava progetti con documentazioni false che attestavano l’esecuzione di lavori di efficientamento energetico – rivestimenti di pareti con materiali isolanti e tetti con lastre coibentate – in case e condomini, in realtà mai eseguiti.

A far scattare l’inchiesta è stata una verifica fiscale sulla società che operava nel settore del mercato energetico. I finanzieri del Nucleo di polizia economica e finanziaria di Sassari hanno passato al setaccio tutta la documentazione relativa agli anni di imposta 2016 e 2017 e dagli accertamenti è emerso che un gruppo di persone che gravitava attorno alla società aveva messo in piedi un sistema per ottenere incentivi pubblici sotto forma di titoli di efficienza energetica, i cosidetti Tee. Stando alla ricostruzione degli investigatori, la società presentava alla Gse - Gestori dei servizi energetici, società interamente controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, documentazione che attestava l’esecuzione di progetti di efficientamento energetico e termico in edifici di diversi comuni d’Italia. False pratiche edilizie – mai arrivate negli uffici dei Comuni – per lavori di isolamento termico e coibentatura in realtà mai realizzati, attraverso le quali ottenevano dalla Gse i titoli di efficienza energetica. I Tee venivano, poi, rivenduti sull’apposito mercato gestito dal Gme, Gestore dei mercati energetici, con un indebito guadagno calcolato in poco più di 9 milioni di euro. Gli accertamenti hanno inoltre portato alla luce una presunta attività di riciclaggio: è emerso infatti che parte dei proventi illeciti venivano reinvestiti in operazioni immobiliari, finanziarie e societarie, con acquisti e rivendite di abitazioni, locali commerciali, donazioni, costituzioni e cessioni di società con l’intento, secondo gli inquirenti, di ostacolare l’identificazione della provenienza dei soldi.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes