A Porto Rotondo la grande arte contemporanea

Nelle vie del borgo sono esposte le opere della Biennale Bias a cura della Fondazione Donà dalle Rose

PORTO ROTONDO. Accanto ai ginepri e ai graniti, nelle vie strette del borgo, da pochi giorni Porto Rotondo ospita le opere dell’ottava tappa della Bias - Biennale internazionale di arte sacra contemporanea, partita da Venezia lo scorso giugno e giunta alla sua terza edizione. Col patrocinio del Consorzio di Porto Rotondo e di vari enti, promossa, tra gli altri, dalla Prm srl, dalla Fondazione Donà dalle Rose e da Wish. Le sculture e le installazioni rimarranno nel borgo fino a novembre.

Arte sacra, intesa nella spiritualità degli artisti selezionati e da osservare con gli occhi di tutte le religioni. Non un unico itinerario ma più padiglioni a cielo aperto. La visione è trasversale, ammette sottotesti. Il percorso richiama l'arrivo della famiglia veneziana fondatrice di Porto Rotondo e ricrea i punti d’incontro con la città veneta. È ciò che spiega la stessa contessa Chiara Modica Donà dalle Rose, direttrice della Bias: «matura sulle orme della Biennale di Venezia ed è figlia del nostro secolo, guarda all’artista da un punto di vista nazionalistico, i padiglioni richiamano i vari Paesi», mentre la Bias non conosce lingue diverse ma anime: «Riprende il concetto di Kandinskij di “spiritualità nell’arte”, spartiacque tra arte figurativa e astrattismo».

Per questa edizione sono stati selezionati 100 artisti, cinque sono sbarcati nella darsena, con la supervisione di Rosa Mundi, artista di cui si conoscono le opere ma non il volto. «I fratelli Cristiano e Patrizio Alviti, scultore e pittore, al grande pubblico noti come “Alvitiart” - spiega Chiara Modica Dona' dalle Rose, moglie del conte Francesco Donà dalle Rose –, le artiste Camilla Ancilotto e Margherita Grasselli, grandi promesse femminili nel panorama contemporaneo; ovviamente anche opere proprio di Rosa Mundi. Sono personalità con esperienze importanti e che hanno centrato il tema. Hanno prodotto opere che mostrano un grande legame con Porto Rotondo, riescono a narrare la sua storia tra passato e presente». Una narrazione leggera, un' arte contemporanea che suscita emozioni, sostiene la direttrice della Bias, che evidenzia la lunga tradizione di «collezionismo e mecenatismo della famiglia Donà dalle Rose che perdura da seicento anni al fianco di artisti di ogni genere ed epoca». L’ambizione per il futuro è «un "museo del mare" che racconti la storia di Porto Rotondo e delle famiglie che l'hanno resa possibile,. Spero diventi un simbolo identitario del territorio».(p.a.)

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