Il sindaco di Arzachena: «Io, star involontaria in un’estate in trincea»

Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena

Roberto Ragnedda e il Covid, Crozza e Briatore, le battute fulminanti che spopolano nel web: «Ho risposto di getto, come sempre. Zoffili? Dovrebbe occuparsi d’altro»

INVIATO AD ARZACHENA. Allora, sindaco: quando arrivano la Cnn e Al-Jazeera? Roberto Ragnedda sorride, un po’ tirato. «Sono settimane difficili», ammette più sereno di quanto non fosse nei giorni scorsi. Può farlo ora: il grosso della tempesta Covid-19 sembra passato. Circoscritti i contagi al giro delle discoteche, con qualche rivolo in ville, alberghi, yacht e società di servizi, la situazione sanitaria di Arzachena e della Costa Smeralda resta seria, certo, ma non drammatica. La svolta è stato il camping Isuledda. Con i suoi 1800 ospiti poteva essere una bomba nucleare su ciò che resta della stagione turistica. Ma i 90 tamponi al personale, fatti dopo i dubbi sollevati dalle “Iene”, hanno dissolto l’incubo: tutti negativi. Nel piccolo e delizioso palazzo municipale di piazza Risorgimento, così, continua il viavai di inviati e troupe di talk show alla ricerca dello scandalo del momento. Ma se ne vanno delusi: viene fuori che né la Costa Smeralda né la Sardegna sono il grande incubatore nazionale di coronavirus descritto in questi giorni e da vivisezionare tra una pubblicità e l’altra.



Di sicuro c’è che il sindaco di Arzachena, 40 anni, avvocato civilista, esce da queste giornate come una rockstar o quasi. L’ordinanza tagliamusica, Briatore che chiude il Billionaire e insulta Ragnedda (e Arzachena) seguito a ruota da Vittorio Sgarbi, il sindaco che risponde con ironia citando Crozza e preoccupandosi per lui anziano, Briatore che finisce in ospedale con la “prostatite”: sembra il copione di una geniale campagna pubblicitaria studiata a tavolino per costruire un eroe popolare. Quando glielo si fa notare Ragnedda allarga il sorriso, divertito: «Sì, c’è stato un forte impatto mediatico. Ad Arzachena e nella Costa Smeralda siamo abituati all’esposizione, anche se finora se n’era parlato solo in senso positivo. Stavolta non è stato così. A Briatore ho risposto di getto, secondo la mia indole: tranquillo, ma ribadendo cose che non potevano essere sottaciute».

Roberto Ragnedda parla con “La Nuova” nel suo ufficio. Sulle pareti, incorniciati, ci sono gli atti della cittadinanza onoraria attribuita dai predecessori a Karim Aga Khan, Alisher Usmanov e Peter Gabriel. Per aver anticipato di un’ora la fine della musica nei locali, Briatore lo ha descritto come una specie di Attila della Costa Smeralda. Bollandolo, peraltro, grillino. Ci siamo persi qualcosa, sindaco? Ma lei non era di centrodestra? Ragnedda stavolta ride. «Mai stato grillino, non che ci sia qualcosa di grave a esserlo – ribatte con la sua cadenza che più arzachenese non si può –. Nel 2017, alle comunali abbiamo creato una coalizione civica, una lista con persone di destra e sinistra. Prima, nel 2014, mi sono candidato alle regionali con i Riformatori, dunque con il centrodestra. Sono un moderato, uno che cerca il buonsenso nelle cose e nelle persone oltre l’appartenenza politica».



La cosa strana è che all’attacco di Briatore, uomo di destra, è seguito quello di Eugenio Zoffili, l’uomo di Matteo Salvini per la Sardegna, dunque ancora da destra. Come si è sentito Ragnedda? Come si spiega? «Non me lo spiego, è inconcepibile – risponde il sindaco, rabbuiandosi un po’ – Il leader di un partito regionale non può andare contro un sindaco democraticamente eletto. Né può avvallare tesi disconosciute dai fatti, sostenendo peraltro chi non ha avuto certo parole di stima e affetto verso i sardi. Un capo di partito dovrebbe occuparsi di altro. L’assessore regionale alla sanità è della Lega. Ecco: qui manca il pediatra da un anno, ci sono genitori che si alzano alle 3 del mattino per fare i vaccini, c’è una situazione fuori controllo per la mappatura dei casi Covid. E non è stata aperta la guardia medica estiva a Porto Cervo, destinazione turistica per eccellenza dell’isola».

Ragnedda non si tira indietro neanche quando gli si chiede della giunta regionale. All’apparenza, di fronte agli attacchi è stato lasciato solo. È andata davvero così? «Ho ricevuto il sostegno dei Riformatori, intanto. Ma – prosegue il sindaco – c’è stata una solidarietà diffusa, trasversale. In privato, anche da parte di molti leader ed esponenti della maggioranza. L’assessore regionale Quirico Sanna ha pubblicato un post. Il presidente Solinas? No, non si è fatto sentire». Ragnedda ci pensa un attimo e prosegue: «Eppure non era un’aggressione a me ma alle istituzioni e ai sardi. Con grave danno di immagine, ripercussioni occupazionali ed economiche: la gente va via. C’è stata anche la strumentalizzazione dei media: hanno fatto passare l’isola per untrice, quando abbiamo fatto il necessario per mantenerla sana». A questo proposito, Ragnedda ci tiene a ripetere quello che dice da giorni: la maggior parte dei positivi al Covid è riconducibile al cosiddetto popolo della notte. «I più – spiega nell’ufficio di palazzo Ruzittu – sono arrivati in Sardegna già positivi perché prima sono andati in posti come Spagna, Croazia, Grecia dove c’erano focolai aperti. La diffusione poi è dovuta a comportamenti irresponsabili e non possiamo far finta di nulla. Pagheremo questa vicenda. Mancati guadagni, posti di lavoro persi: il periodo più duro sarà dopo l’estate. Ma la nostra destinazione resterà apprezzata anche in futuro per le caratteristiche che l’hanno fatta diventare quello che siamo».

Viene da chiedersi se in Costa Smeralda può esserci ancora spazio per i Billionaire da 45 giorni di apertura quando va bene, i Briatore che reagiscono in quel modo a un’ordinanza motivata da esigenze di sanità e sicurezza. Ragnedda mantiene l’aplomb: «Nell’ingranaggio turistico il divertimento è una componente. La nostra è una destinazione che ha fatto la storia delle località turistiche di eccellenza. Va rilanciata e sviluppata con servizi di qualità, attività aperte non solo per 30 giorni. Divertimento, glamour, ma anche attività produttive collegate al territorio, ai suoi valori e alla sua identità. È quello che c’era nella prima fase della Costa Smeralda ed è la sfida che mi sento di lanciare agli operatori del territorio, piccoli e grandi. È facile fare gli imprenditori ad agosto. La stagione turistica deve vivere per qualche mese. Oggi la viviamo come una razzia».



Ragnedda parla deciso. Ma ha avuto o no momenti di sconforto in questi mesi e in queste ultime settimane? Risponde scuotendo le spalle. «Bisogna reagire sempre, immediatamente, con coraggio. Certo quando ti contattano per segnalarti il primo caso di Covid ad Arzachena, o per annunciarti che si è reinnescato il meccanismo dei contagi, o quando ti chiamano alle 4 di notte perché c’è una caso da intercettare immediatamente, tutto questo ti mette alla prova. Ma gli arzachenesi hanno le spalle larghe. Nella popolazione c’è una legittima preoccupazione per la ripresa del virus e per l’economia. Ma c’è anche orgoglio: l’accoglienza è intrinseca alla comunità e si è qualificata con la Costa. Contiamo su questo per il futuro. Nel caso specifico (quello di Briatore, ndr), a proposito di orgoglio, ho ricevuto tantissimi attestati di sostegno. Ci tengo a segnalare quello dei ragazzi dello staff: da mesi, dall’inizio del lockdown, lavorano per 12 ore al giorno. Così come tutti i volontari che si sono immolati nella gestione dell’emergenza e che oggi stanno facendo un grandissimo sforzo per assistere le persone in isolamento. Siamo ancora sotto pressione».

Roberto Ragnedda, che lo volesse o no, è diventato un personaggio. I contagi in Costa Smeralda, certo, ma anche la tranquilla e fulminante risposta all’attacco di Briatore: le tivù in questi giorni se lo sono conteso. In quella risposta c’era un altro colpo di genio: il ricordo delle cassette scaricate da studente al Billionaire per farsi un po’ di soldi in estate e il comportamento poco amichevole di qualche direttore del locale: «Eravamo un gruppo di amici, lavoravamo per una ditta che distribuiva bibite. Ci divertivamo molto. Ho ricordato l’episodio per dire che il lavoro va rispettato». Che dire? Roberto Ragnedda non sbaglia una virgola. Magari pensa già di sfruttare la nuova popolarità per la carriera politica. Regione? Parlamento? «Il mio mandato scade nel 2022 – risponde – La squadra con cui sono stato eletto lavora bene ed è giusto che continui ad amministrare Arzachena anche in futuro. I sogni di carriera li lascio ad altri». Ok, ma con un “consulente di immagine” come Briatore... chissà come va a finire.
 

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