Morto folgorato nel camping i due imputati patteggiano

CANNIGIONE. Si è conclusa con un patteggiamento la vicenda giudiziaria relativa all’incidente sul lavoro costato la vita a Stefano Podda, originario di Villasor ma residente ad Arzachena, morto...

CANNIGIONE. Si è conclusa con un patteggiamento la vicenda giudiziaria relativa all’incidente sul lavoro costato la vita a Stefano Podda, originario di Villasor ma residente ad Arzachena, morto folgorato da una scarica elettrica mentre manovrava una gru all’interno del centro vacanze Isuledda, a La Conia, a pochi chilometri da Cannigione (la vittima aveva 37 anni). Imputati Mario Vezzola, gestore del camping e Giovanni Pala, responsabile della sicurezza, difesi rispettivamente dagli avvocati Gerolamo Orecchioni e Pasquale Filigheddu. Nell’udienza di ieri davanti al gup Caterina Interlandi hanno patteggiato la pena a 8 mesi Vezzola e a un anno, Pala. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe De Meo, è stata totalmente risarcita. L’incidente sul lavoro era avvenuto il 6 marzo 2018. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Stefano Podda era stato folgorato da una scarica elettrica dei cavi a media tensione, a 15mila volt, mentre manovrava la gru dall’esterno dell’autocarro. Era arrivato nel camping intorno alle 8 insieme a un collega. Doveva dismettere un vecchio tukul. Una volta sceso dall’autocarro aveva cominciato a muovere i comandi che si trovano sui lati esterni del camion: aveva agganciando il tukul, ma nel momento in cui il braccio della gru si era mosso, aveva toccato i cavi elettrici (di una linea privata). In un attimo, il dramma. La potente scarica lo aveva scaraventato a terra. Per lui non c’era stato nulla da fare. (t.s.)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes