La Nuova Sardegna

Olbia

Omicidio volontario

Olbia, ex chef morto dopo il pestaggio: la ricostruzione degli investigatori

Olbia, ex chef morto dopo il pestaggio: la ricostruzione degli investigatori

In tre accusati di averlo massacrato di botte e lasciato agonizzante in casa

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Olbia Sono accusati di aver massacrato di botte e aver lasciato agonizzante in casa un uomo di 69 anni, Miguel Angel Paez, ex cuoco argentino, morto dieci mesi dopo il pestaggio. Imputati Michael Brundu, 24 anni, di Tempio, Alex Russo, 22 anni, e Giuliano Petta, 54 anni, entrambi di Olbia. Devono rispondere di omicidio volontario aggravato dall’aver adoperato sevizie e aver agito con crudeltà nei confronti della vittima. Oggi 10 febbraio in Corte d’assise, a Sassari, è iniziato l’esame dei testimoni citati dal pubblico ministero Noemi Mancini. Sono stati sentiti gli investigatori che si erano occupati degli accertamenti sui tabulati telefonici, sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, e sui messaggi che gli imputati si erano scambiati dopo il pestaggio. Nel corso dell’udienza è emerso che i tre erano arrivati insieme nell’abitazione dell’uomo ed erano andati via insieme, ma Alex Russo non è mai entrato nella casa, fungeva da palo. Non avrebbe, quindi, partecipato al pestaggio.

Michael Brundu, Alex Russo e Giuliano Petta, secondo le contestazioni riportate nel capo d’imputazione, sono accusati di aver provocato la morte di Miguel Angel Paez dopo essere entrati nella sua abitazione e averlo aggredito brutalmente, riducendolo in fin di vita e lasciandolo agonizzante sul letto dove era stato trovato due giorni dopo dai vicini di casa, grondante di sangue e pieno di lesioni al volto, al torace a alle braccia. Era accaduto il 3 febbraio 2024 nella casa in cui abitava, in via Marche, e da allora non si era più ripreso. Era morto il 9 dicembre 2024, all’ospedale Giovanni Paolo II dov’era stato trasportato in condizioni gravissime. Dopo mesi di indagini, in seguito al pestaggio, i carabinieri di Olbia, su ordine del gip del tribunale di Tempio, avevano arrestato i tre con l’accusa di rapina e concorso in tentato omicidio. Con la morte dell’uomo, la loro posizione si era aggravata. L’autopsia aveva accertato che la morte dell’ex chef argentino era stata conseguenza delle gravi lesioni subite. Da qui, la nuova accusa di omicidio volontario aggravato.

Ma non è l’unica da cui si dovranno difendere. Brundu deve rispondere anche di rapina: stando al capo d’imputazione, nei giorni precedenti al pestaggio, il 23 gennaio 2024, in concorso con persone rimaste ignote, avrebbe rubato a Paez 2mila euro minacciandolo e puntandogli addosso una pistola. Qualche giorno dopo, il 27 gennaio, sempre Brundu, insieme a Petta, sarebbero ritornati da Paez portandogli via il portafoglio con le carte Postepay e carte acquisti. Entrambi devono rispondere anche di furto. Brundu e Petta, difesi rispettivamente dagli avvocati Adriano Catte ed Eleonora Bianco, si trovano in carcere, Alex Russo, assistito dagli avvocati Cristina e Abele Cherchi, è stato rimesso in libertà (era ai domiciliari). Sulla morte dell’’ex cuoco argentino, la Procura di Tempio ha aperto un altro procedimento per omissione di soccorso nei confronti di un vicino di casa di Paez, il quale nelle ore successive al pestaggio sarebbe entrato nell’appartamento e avrebbe visto l’uomo agonizzante senza però dare l’allarme. (t.s.) 

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