La Nuova Sardegna

Olbia

Verso il traguardo

Monte Pino, per la nuova strada 13 anni di attesa e 18 sit-in: la lunga battaglia del comitato

di Tiziana Simula

	Giuseppina Pasella durante una protesta e la nuova strada
Giuseppina Pasella durante una protesta e la nuova strada

La presidente Giuseppina Pasella: «Isolamento e disagi pagati a caro prezzo». La riapertura il 7 agosto

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Olbia Diciotto sit-in hanno scandito undici anni di lotta e rivendicazioni e tredici anni di attesa. Giuseppina Pasella e i cittadini riuniti nel Comitato Pro Monte Pino si erano pure incatenati per protestare contro una vergognosa incompiuta che aveva confinato nell’isolamento un territorio intero e i suoi abitanti. Non hanno mai abbassato la testa, sono sempre stati col fiato sul collo delle amministrazioni che si sono succedute in Provincia e in Regione. Protagonisti di decine di viaggi a Cagliari, di manifestazioni, di visite quasi quotidiane nel cantiere infinito della strada provinciale 38 bis venuta giù sotto la furia del ciclone Cleopatra, il 18 novembre 2013. Un disastro segnato da macerie, dolore e tre croci. Dopo 13 anni la notizia che la strada crollata di Monte è stata ricostruita e che il 7 agosto sarà inaugurata e aperta al traffico, quasi non sembra vera, tanto è stata dura la battaglia. In questi giorni l’impresa Vitali sta ultimando i lavori: ha realizzato in continuità quelli dell’ Anas e quelli della Provincia, e lo ha fatto rispettando l’agenda dettata dall’assessore regionale ai Lavori pubblici, Antonio Piu.

«Gioire? No, sinceramente non mi sento di gioire – dice Giuseppina Pasella, con la sua solita sincerità –. Quello potevo farlo se nel 2015, 2016, a tempo di record, fosse stata riaperta la strada. Allora sì, che avrei gioito. Ma per undici anni, ce l’hanno negata. Hanno privato di una strada fondamentale un territorio, che ha pagato a caro prezzo l’isolamento. Il danno che è stato fatto non si ripara più. Posso però dire che finalmente è stato raggiunto il traguardo che tutti aspettavamo. L’assessore Piu si è interessato, si è impegnato con tutta la sua forza di volontà per risolvere il problema, e ha fatto in maniera che ciò si avverasse. Lui ha voluto e c’è riuscito. Segno evidente che era fattibile. In undici anni ci hanno solo fatto promesse che nessuno ha mantenuto. Quando lui è arrivato e ci siamo incontrati, nel luglio 2024, insieme ad Anas e Provincia, non esisteva neanche un progetto. In 25 mesi, lui ci ha ridato la strada».

Il Comitato Pro Monte Pino si era costituito nell’aprile 2014, cinque mesi dopo il crollo della strada provinciale, per sostenere l’unica sopravvissuta a quella tragedia: Veronica Gelsomino, di Priatu. Nella voragine che squarciò l’asfalto, precipitarono in un mare di fango due auto: in una viaggiavano Bruno Fiore (68 anni), Sebastiana Brundu (61) e Maria Loriga (54), tutti e tre morti. Nell’altra, Veronica Gelsomino che si salvò miracolosamente. Il Comitato allora era formato da 6, 7 abitanti di Priatu, con in testa Giuseppina Pasella e al suo fianco il sindaco di Sant’Antonio di Gallura, Carlo Duilio Viti. I cittadini iniziarono la loro battaglia per la ricostruzione della provinciale e col tempo il Comitato rafforzò le fila raggiungendo quota 700, con l’adesione di cittadini e amministratori di vari comuni galluresi, visto che quella strada rappresentava un collegamento fondamentale tra la bassa e l’alta Gallura.

«Potrei scrivere un libro su tutto quello che abbiamo fatto in undici anni di proteste per tenere alta l’attenzione su quest’opera e far partire i lavori», prosegue Giuseppina Pasella. E davvero è successo di tutto in questa storia infinita: imprese che hanno abbandonato i lavori, rescissioni di contratti, crolli delle infrastrutture già realizzate, un sequestro e un’ inchiesta giudiziaria. Ogni volta che si intravedeva un barlume di speranza, succedeva qualcosa che imponeva lo stop ai lavori. «Abbiamo fatto 18 sit-in, di cui 14 alla Macchia Manna, tra la provinciale 38 e la statale 127, e quattro nella zona del cantiere – ricorda ancora Giuseppina Pasella – All’inizio eravamo in tanti. Poi, col passare del tempo, delusi e demotivati, siamo diventati sempre di meno. Era diventato difficile rimanere uniti. Però, anche in pochi, abbiamo continuato a lottare. Personalmente ho sempre pensato che la strada sarebbe stata ricostruita: non si poteva tenere chiuso un collegamento di così vitale importanza». Ora Monte Pino non è più un cantiere fantasma. La Gallura ha di nuovo la sua strada. «Ho capito che era arrivata la volta buona quando incontrammo l’assessore Piu, il 10 luglio del 2024», ricorda. E in effetti la cronaca di quel giorno lo conferma. «Dopo anni di ritardi, date disattese e prese in giro, oggi per la prima volta mi sento positiva», aveva detto Giuseppina Pasella andando via dal cantiere col cuore più leggero. E aveva ragione.

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