La Nuova Sardegna

Oristano

Iscanu e la tradizione dell’allevamento

di Alessandro Farina
Iscanu e la tradizione dell’allevamento

Per centinaia d’anni pilastro dell’economia locale, ora risente della crisi. Il sogno del turismo

2 MINUTI DI LETTURA





SCANO MONTIFERRO. Poco meno di 1.600 abitanti, il picco di oltre 2.900 risale al lontano 1936, per buona parta dediti ad agricoltura e pastorizia - ma oggi con tanti giovani laureati ancora alla ricerca di un’occupazione stabile - il paese (come il suo toponimo) ha origini remote quanto incerte. La presenza dell’uomo viene infatti attestata al neolitico, considerata la presenza di domus de janas. Ma anche la civiltà nuragica deve essere stata considerevole, visto che i circa 60,48 Km quadrati del territorio comunale sono disseminati di numerosi siti e tombe e dei giganti.

Quindi la dominazione punica e romana. Nel 1113 Scano fu donato da Costantino I di Lacon Giudice di Torres ai pisani. Mentre nel 1300 passò per mano degli aragonesi al regno di Torres ed ancora agli spagnoli, entrando a far parte della baronia del Montiferru. Dal 1720 all’unità d’Italia a governare furono invece i Piemontesi e, dopo vari passaggi, nel 1862 il toponimo definitivo divenne Scano di Montiferro. Più semplicemente “Iscanu” per gli abitanti di questo sempre laborioso borgo che domina un territorio ricco di sorgenti, boschi secolari di lecci, querce e agrifogli ed un interessante sistema sotterraneo di grotte. Dove per millenni l’economia è rimasta legata all’allevamento (da queste parti pascola il Bue Rosso) e soprattutto all’agricoltura, in particolare vite e ulivo.

Settori che, a guardare l’ultimo decennio, considerato l’invecchiamento della popolazione ed una sempre più consistente percentuale di giovani laureati che dopo gli studi non rientrano in paese, vanno lentamente declinando per lasciare spazio a nuove esperienze. Come quella del sogno turistico, magari da collegare allo sfruttamento delle sorgenti (Sant’Antioco in particolare), condiviso con altri paesi della zona ma non ancora giunto a maturazione rispetto alle pur forti potenzialità ambientali, storiche e climatiche.

Mentre, grazie anche alla tenacia del suo direttore, ben inserito in un registro culturale genereale sempre attivo e vitale (basta guardare all’elevato numero di associazioni religiose e non), prosegue l’avventura del Centro Multimediale Montiferru, sede del Politecnico di Torino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Amministrative 2026

Elezioni comunali, i più votati a Tempio: Anna Paola Aisoni stacca tutti – Le preferenze

Le nostre iniziative