La guerra ai decibel I residenti del centro: «Ostaggi del rumore»
La polemica sulla musica ad alto volume nelle ore serali: chi vive vicino ai locali sottolinea la mancanza di sanzioni
ORISTANO. «Siamo ostaggio del rumore e nessuno vuole uscire allo scoperto perché, oltre lo stress oggettivo e reiterato di avere la musica sotto casa, temiamo le possibili ritorsioni da parte dei gestori dei locali. A partire dai classici dispettucci sotto le finestre». Parlano i residenti e lo fanno tramite una lettera firmata. Per loro, il problema della musica nei locali fino a tarda notte, a volte l’indomani all'alba, è un’ossessione. E sbarrano così la strada al partito dei moderati. Dopo la querelle nata le scorse settimane proprio in piazza Roma (uno dei suoi sostenitori era stato l’assessore comunale Emilio Naitza), da queste pagine, era stato lanciato un appello per trovare una soluzione ispirata al buonsenso. «Vincono perché sono quelle persone che capiscono il problema e, fortunatamente per loro, non convivono con questo tipo di disturbi. Non è solo il centro storico a essere bombardato con i decibel, sono tantissime le vie della città dove questo fenomeno è in crescita esponenziale, anche la periferia. E non si capisce perché in un condominio si chieda l'abbassamento dei volumi di apparecchi radiofonici e lavatrici già dalle 22,30 e poi si possa tollerare che un locale dentro un palazzo o ad appena 30 metri di distanza faccia musica e schiamazzi fino al mattino». Chi si lamenta, in definitiva, sostiene di avere completamente ragione: «Un’attività come un bar non può fare serate danzanti e musica dal vivo o karaoke se non ha la struttura adeguata a contenere le emissioni acustiche e a non creare problemi di disturbo della quiete pubblica, del sonno e del riposo delle persone. Si tratta di un reato penale, ed è bene ricordarlo, oltre che concorrenza sleale». Non vogliono essere definiti censori ingiusti, scrivono, perché le loro lamentele sono pertinenti e basterebbe un controllo scrupoloso delle autorizzazioni per stabilire chi ha ragione. E una soluzione conciliante è, per loro, impossibile. «Non immaginate quanto siano prepotenti alcuni dei gestori o proprietari di questi locali, eppure in vicinanza di abitazioni bisognerebbe usare l'educazione e l’intelligenza. In molti non sono affatto aperti al dialogo e non abbassano la musica neanche se viene chiesto con gentilezza. Spesso si finisce per cadere sul personale e, non ricevendo alcuna sanzione dalle forze dell’ordine, questi continuano, indisturbati, a disturbare». Quel che denunciano i residenti — codice penale e sentenze della Corte Costituzionale alla mano — è una mala interpretazione di leggi e regolamenti, licenze e autorizzazioni, oltre a un livello di tolleranza inaccettabile da parte delle forze dell’ordine. «La situazione è sfociata in un far west di localini, ma in alcuni casi, oltre che il sonno, è disturbata proprio la serenità di chi abita vicino. E il diritto costituzionale alla salute prevale anche sul diritto alla libertà economica». Secondo i residenti, dalla lettura delle norme di legge “il reato di disturbo alla quiete dei cittadini non riguarda tanto il superamento di determinati decibel ma si basa su criteri di normale sensibilità e tollerabilità in un determinato contesto socio- ambientale. È pacifico, quindi, che i rumori non devono in alcun modo fuoriuscire dal locale, né sulle aree pubbliche è possibile disturbare il riposo con schiamazzi vari”.
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