Amianto, bomba ecologica esclusa dal censimento

Lo stabilimento della Cema a Marrubiu non figura tra i siti da bonificare Ora è chiusa ma ha prodotto per anni i pericolosi manufatti in eternit

ORISTANO. «È un bene che il Piano regionale dell’amianto preveda il completamento del censimento dei siti da bonificare. Mancano infatti all’elenco delle aree che necessitano interventi urgenti tasselli importanti. Uno su tutti, l’ex stabilimento della Cema Sarda di Marrubiu, chiuso dagli anni Novanta ma mai del tutto bonificato». Giampaolo Lilliu, presidente di Areas, l’Associazione degli ex esposti, all’indomani della prima Conferenza regionale sull’amianto, fa un bilancio positivo del Piano predisposto dalla Regione «che però contiene una serie di lacune importanti – dice –. Certo, siamo solo agli inizi, ma è proprio per questo che è perfettibile».

Dice ancora Lilliu: «L’assenza dal censimento attualmente nelle mani degli assessorati competenti di un’area sensibile come l’ex Cèma Sarda è emersa durante la conferenza, quando, nell’elenco dei territori che necessitano bonifiche urgenti mancava del tutto la nostra provincia. Scoprirlo ci ha sorpreso non poco: tutti sanno infatti, che è questo il territorio della Sardegna che, con due stabilimenti per la trasformazione dell’amianto in manufatti per l’edilizia a pochi chilometri di distanza, probabilmente più compromesso».

Secondo il responsabile di Areas, il Piano regionale è perfettibile anche sotto il profilo della sorveglianza sanitaria. «È necessario insistere per estendere l’assistenza e le visite anche ai familiari delle persone che si sono ammalate d’amianto – dice –. Dai calcoli della nostra associazione, solo a Oristano, stimiamo che non meno di 150 persone non vanno a fare i controlli. Il motivo è facilmente comprensibile: hanno paura. Sanno, per aver visto con i propri occhi, che malattie come mesotelioma pleurico e asbestosi non danno scampo. Perciò hanno paura di scoprire una verità che non piacerebbe a nessuno».

Solo da un anno a questa parte la Asl 5, per prima in Sardegna, assicura un percorso psicologico gratuito per coloro che per qualche motivo, potrebbero essere stati contaminati dalle fibre di asbesto. «Un servizio che sta dando ottimi risultati e che andrebbe esteso a tutto il territorio», dice ancora Lilliu. Che avverte: «L’amianto fino a poco tempo fa era presente dappertutto: 4mila erano infatti i prodotti che lo contenevano, compresi i filtri utilizzati negli zuccherifici o per la fabbricazione di bibite fra le più note sul mercato. Sarebbe davvero ingenuo credere che ormai l’amianto è cosa passata o pensare che sia rimasto soltanto nei troppi, tetti di eternit che ancora presenti in edifici, anche pubblici. Ciò che chiediamo sono controlli e informazione, magari più capillare, coinvolgendo le associazioni degli ex esposti. Del resto, il censimento che abbiano fatto a Oristano, ci ha dato ragione».

WsStaticBoxes

Necrologie

WsStaticBoxes