In sedia a rotelle sull’aereo e il volo diventa un’odissea

Roberto Cherchi è stato costretto a un complicato spostamento verso il portello. «Basterebbe poco per migliorare la qualità del volo e la sicurezza delle persone»

ORISTANO. Un viaggio più complicato del previsto. D'altra parte, quando si vive sopra una sedia a rotelle l'idea di prendere un aereo può trasformarsi in un’odissea. Ne sa qualcosa Roberto Cherchi che non ha rinunciato a viaggiare nonostante sia sulle sedia a rotelle da anni. Lo scorso fine settimana era Roma per partecipare alla riunione del consiglio della federazione che riunisce le associazioni dei paratetraplegici.

All'andata non ci sono stati problemi: «Le persone come me vengono definite "codice charlie"», spiega Roberto, «perchè non sono in grado di camminare. Per questo in ogni aeroporto abbiamo a disposizione due addetti, spesso professionali e gentilissimi, che ci aiutano ad accedere all’aereo. A Cagliari hanno utilizzato una sorta di camioncino dotato di elevatore che mi ha avvicinato al portello posteriore, da dove sono entrato cambiando la mia sedia con una più stretta che mi ha permesso di accedere ai posti in coda, da dove sono anche sbarcato». Nessun problema, a parte la sensazione di instabilità che può provare un ragazzo alto più di un metro e ottanta e con qualche chilo di troppo: «Lo so, devo dimagrire. Però io mi reggo anche su sedie non adatte al mio fisico, ci sono persone anziane, o con disabilità più gravi, che non ce la fanno».

Alla fine del viaggio di rientro, infatti, sono iniziati i problemi. «Avevo un posto in coda, come all'andata. Però all'aeroporto di Elmas potevo sbarcare solo dal portello anteriore, quello a cui si attacca il "finger" che collega l'aereo al terminal». Peccato che percorrere l'intero corridoio non sia stato facile: «Non ci passavo, ho raschiato i fianchi su ogni sedile e mi sono procurato alcune abrasioni. Ma non è questo il punto», afferma Roberto prima di proporre qualche idea che potrebbe limitare i disagi, «si potrebbero lasciare liberi i primi posti. Non dico sempre, ma si può fare quando a bordo ci sono persone in sedia a rotelle, mi sembra il minimo. In quel caso sarei in grado di arrivare da solo al mio posto e anche il lavoro degli addetti, che devono spostare di peso i passeggeri da una sedia all'altra, sarebbe molto più semplice. Io viaggio spesso e noto che ci sono cose che potrebbero essere migliorate con piccoli accorgimenti».

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