Santa Chiara dimenticata tra umidità e infiltrazioni

Tace da mesi la campana della chiesa fatta edificare dai giudici di Arborea L’acqua sta creando problemi alle strutture murarie ma nessuno interviene

ORISTANO. Gli acciacchi del tempo si sentono tutti. Eppure a chi ha una certa età si dovrebbe riservare un occhio di riguardo. Invece nonostante alcuni interventi recenti, la chiesa e il monastero di Santa Chiara somigliano tanto all’ennesimo caso di monumento dimenticato. In un processo penale si direbbe che in queste omissioni ci sono anche delle aggravanti perché quello è un pezzo di storia dell’arte quasi unico nel suo genere: è assieme a quella di San Martino la chiesa più antica di Oristano tra quelle che hanno mantenuto l’impianto originario.

Ha il profumo dei giudici di Arborea che la edificarono per volere di Pietro III nel 1343 sulla preesistente chiesa di San Vincenzo. Ma purtroppo ha anche l’odore e i segni dell’umidità che stanno minando varie parti della sua struttura. La cosa che più avrebbe dovuto richiamare l’attenzione è che da diversi mesi la campana è muta. Il perno di ferro che la reggeva è stato infatti tolto perché ormai arrugginito e inservibile. Da quel momento è calato il silenzio su quella zona di centro storico.

Altri e più preoccupanti problemi però investono l’intero monumento, dimora di un gruppo di suore di clausura che certamente non hanno, da sole, i mezzi per intervenire. Le paure più grandi le destano infatti l’umidità e una frattura al campanile, da dove è stata tolta una pietra che si era spaccata proprio per via del perno di ferro arrugginito della campana.

Tutto il resto del lavoro di corrosione della chiesa lo fa invece l’umidità. L’assenza di grondaie in tal senso è deleteria. Il tetto del monumento è coperto dalle tegole antiche che sporgono e allo stesso tempo scaricano l’acqua direttamente sui muri, fatto che non fa che incrementare le infiltrazioni. Il presbiterio, oggetto anche di atti di vandalismo, ha i vetri rotti, mentre le imposte delle finestre sono a loro volta arrugginite. E non si sta certo meglio nel chiostro interno e nel monastero, il cui accesso è consentito solo alle suore che lo abitano. È ancora l’umidità il vero nemico delle fondamenta e delle parti alti del muro che subiscono ancor di più il problema delle infiltrazioni.

Servirebbe un’opera di restauro generale che risolva il problema una volta per tutte più che interventi tampone che servono solamente a rimediare alle emergenze. Ci penserà la provvidenza umana?

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