Appello del Vescovo: «Dialogo contro le intimidazioni»

ALES. Dopo i recenti atti violenti in Marmilla, interviene il vescovo della diocesi di Ales-Terralba. In una nota Roberto Carboni invita al dialogo e lancia un forte appello alla comunità. «Basta...

ALES. Dopo i recenti atti violenti in Marmilla, interviene il vescovo della diocesi di Ales-Terralba. In una nota Roberto Carboni invita al dialogo e lancia un forte appello alla comunità. «Basta minacce e intimidazioni». Il vescovo fa riferimento ai fatti, tre quelli assurti agli onori della cronaca, che hanno gettato un’ombra su tutta la comunità. Le dimissioni della minoranza a Tuili dopo gli spari alla finestra della camera da letto e le ripetute minacce di morte al consigliere Serafino Madau. I tre bossoli per il parroco di Sini don Samuele Aru,e infine a Gonnosnò le minacce di morte al sindaco Mauro Steri.

«Scritte minacciose, lettere anonime, messaggi aggressivi e carichi di allusioni violente sono stati registrati in questi ultimi mesi nel nostro territorio. Sembra di essere ritornati indietro nel tempo, quando l'intimidazione e la minaccia, più che il dialogo e il confronto, erano il metodo privilegiato per affrontare conflitti e differenze. Di fronte a questi fatti – ha scritto il Vescovo – la necessaria condanna e soprattutto la solidarietà con le vittime, viene da chiedersi che incisività può aver avuto nel cuore degli autori di tali gesti tanta formazione scolastica e cristiana. Perché c'è da immaginare che queste persone abbiano ricevuto buoni insegnamenti, intessuto relazioni con tante persone, ascoltato e partecipato a tante iniziative legate alla formazione al dialogo e al rispetto verso gli altri. L’esperienza insegna che si possono ricevere gli insegnamenti migliori, ma poi bisogna farli propri. Ciascuno di noi di fronte a ogni relazione ha tre alternative: decidere di non intrattenere rapporti e non avere nessuno punto di incontro con l'altro. Oppure imporre agli altri la propria visione della vita e pretendere che questi si adeguino o infine entrare in dialogo con le persone, discutere, proporre, ascoltare, rivedere le proprie idee e convinzioni e cercare insieme una soluzione condivisa al problema. A differenza delle altre ipotesi la logica del dialogo è quella del rispetto e della dignità e diversità delle persone. Purtroppo, talvolta bastano pochi che fanno rumore con la loro aggressività perché questa maggioranza “silenziosa e pacifica” venga oscurata e diventi senza voce. Bisogna avere il coraggio di dire a voce alta che il cammino è quello del dialogo e dell’incontro. Dobbiamo aiutare alla gestione del conflitto non nella dinamica dei “vincitori e vinti”, ma piuttosto in quella che fa del punto di incontro condiviso un valore da ricercare.

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