Appalti pilotati e tangenti, per "Sindacopoli" 15 rinviati a giudizio

Oristano, accolte le richieste della Procura. Ma due imputati, che avevano scelto il rito abbreviato, sono già stati assolti

ORISTANO. Quindici a processo e due assolti con il rito abbreviato per la porzione oristanese dell’inchiesta denominata Sindacopoli. Ieri mattina, il giudice delle udienze preliminari, Elisa Marras, ha accolto le richieste avanzate dal pubblico ministero Armando Mammone, e ha rinviato a giudizio, fissando al primo ottobre prossimo la data della prima udienza, quindici imputati.

Sindacopoli, un’inchiesta che inizialmente si chiamava “La squadra”, iniziò quattro anni fa proprio a seguito delle indagini coordinate dalla Procura di Oristano che scoprì un presunto sistema di malaffare in cui interessi privati si mischiavano a quelli pubblici per favorire determinate persone che facevano parte della “squadra”.

Secondo le accuse, questa si sarebbe servita degli appalti nei piccoli Comuni per garantire parcelle ai professionisti, voti ai sindaci, lavori pubblici ai soliti noti e faceva volare qua e là qualche tangente come nel caso della costruzione di un lotto della strada Sassari-Olbia, di cui si dibatterà in altro tribunale.

Il tribunale di Oristano ha infatti smembrato il processo in più parti tra Cagliari, Lanusei, Tempio, Sassari, Nuoro e persino Roma per questioni di competenza territoriale. Il primo ottobre sul banco degli imputati siederanno l’ingegnere desulese Salvatore Paolo Pinna, Rinaldo Arangino, ex sindaco di Belvì, Salvatore Casula, ex sindaco di Ortueri, il suo vice Pietro Crobu, Francesco Chessa, ingegnere di Irgoli, titolare della Edilogica, il tecnico Leila Dearca, 42 anni di Sorgono, Antonio Franco Fogu, professionista orunese di 57 anni, Maria Lucia Fraghì, 45 anni di Nuoro, Pier Giorgio Peddes, 45 anni di Tonara, Alessandra Piras, 45 anni di Sassari, Gian Paolo Porcu, 53 anni di Belvì, Carlo Maria Sassu, Pier Paolo Sau, ex sindaco di Tonara, Viviana Stochino e Paolo Vacca.

Sergio Serra, professionista finito nell’indagine per la progettazione di un lavoro pubblico ad Aritzo e l’altro tecnico, Gianmaria Pintori, che avevano scelto il giudizio abbreviato, sono stati invece assolti.

È un processo complicato, dove, le accuse più pesanti sono contestate all’ingegnere Salvatore Pinna ritenuto l’ideatore di un’associazione a delinquere che aveva, sempre secondo le accuse, come obiettivo quello di pilotare i lavori pubblici e le progettazioni che non avevano bisogno di gare d’appalto perché di importo inferiore alla soglia minima.

I professionisti, secondo quanto sarebbe emerso dall’inchiesta, si sarebbero prestati al gioco perché si accaparravano tanti piccoli progetti che, sommati, costituivano comunque una grossa somma, mentre per i politici il vantaggio poteva essere doppio.

Quello in prospettiva era legato allo svolgimento dei lavori nei loro paesi, metodo che garantiva altissime possibilità di rielezione; quello immediato era legato al fatto che molti politici svolgevano anche il ruolo di progettisti e, con uno scambio tra amministrazioni e tecnici, venivano coinvolti in lavori e progettazioni di altri paesi.

Il sistema fatto anche di intimidazioni escludesse dal giro una miriade di altri professionisti che non avevano la possibilità di concorrere a progettazioni e piccoli appalti.

La Procura al termine di lunghe indagini ha contestato a vario titolo i reati di peculato, turbativa d’asta, abuso d’ufficio. Sarà però il processo che inizierà ad ottobre a verificare se le accuse mosse nei confronti degli imputati siano fondate o meno. Nel frattempo, già due anni fa, alcuni degli indagati sono usciti di scena, attraverso una serie di patteggiamenti.

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