Una croce nera a casa del pentito

La banda dava la caccia al 22enne per un debito di droga: un minaccioso ammonimento, ma lui parlò

ORISTANO. «Io sono il padrone». Con la pistola in tasca Andrea Cuscusa minacciava i suoi debitori poco puntuali. E l’ex carabiniere Marco Saba, sospeso immediatamente dall’Arma al momento dell’arresto, aveva modi sbrigativi per farsi rispettare. Pistola alla tempia e un chiaro «Io ti ammazzo» per poi lasciare in regalo un proiettile che doveva servire da monito. Come dire: «La prossima volta sparo» e infatti l’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare per le diciotto persone coinvolte nell’operazione Grighine racconta i mesi vissuti pericolosamente dalla banda finita quasi per intero in carcere all’alba di martedì.

L’esordio è ad agosto di un anno fa, anche se più d’uno dei protagonisti dell’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Oristano comandati dal capitano Francesco Giola e coordinati dal pubblico ministero Silvia Mascia era già inciampato in posti di blocco e perquisizioni. Il feeling con le piantagioni e lo spaccio di marijuana non si era però fermato di fronte a qualche arresto che pensavano occasionale. In realtà erano tutti come candele che destinate a consumarsi grazie alla fiamma sempre accesa di chi indagava.

Al di là del traffico di stupefacenti e della spavalderia dimostrata, l’attenzione del magistrato viene attirata in prima battuta dalla scintilla che poi fa scoppiare l’incendio. Che i vari Cuscusa, Cottu, Saba, Lampis e gli altri coltivino e spaccino non è probabilmente un mistero. Succede però qualcosa, proprio nell’agosto 2018, che chiarisce che il livello di pericolosità di alcuni elementi della banda sta salendo. A Marrubiu Andrea Cuscusa, 35enne di Villaurbana, per gli amici Crema, vende droga a una persona di fiducia. Il suo nome è presente anche nell’ordinanza, ma non viene fatto dagli inquirenti per questioni di incolumità personale: c’è chi lo cerca per saldare il conto in sospeso tanto è vero che da tempo nessuno l’ha più visto in giro. È un ragazzo di 22 anni e si infila in un pasticcio che non riesce a gestire perché viene arrestato e non può vendere la droga per ripagare le persone da cui l’aveva acquistata.

Ecco allora che Andrea Cuscusa e i fratelli Saba gli danno la caccia. Si presentano a casa sua e lo minacciano. Quando non lo trovano minacciano la madre che a metà agosto sparisce assieme al figlio su probabile suggerimento degli stessi carabinieri. Ma i suoi creditori non si fermano e tornano nella sua casa. Non trovando anima viva fanno razzia di tutto ciò che possono portar via, soprattutto attrezzi da campagna. È un primo modo per farsi ripagare di una parte del debito accumulato. Prima di andare via, prendono una bomboletta spray e lasciano la firma su quel blitz: una croce nera sulla porta di casa.

Il loro bersaglio però non compare e allora cercano di stanarlo in altri modi. Ci provano cercando di usare come esca il 19enne Nicola Russu, lo studente delle magistrali che era stato coinvolto nella vendita di 15mila euro di marijuana proprio dall’amico. Ribatte che non sa dove si trovi e che lui è uno serio, che la droga la vende senza problemi. È disposto a dare tutto quello che ha appresso in quel momento, cioè 40 euro e una catenina, fatto che viene inteso da Cuscusa e Andrea Saba come un’offesa. Quest’ultimo scarrella la pistola e dice: «Cosa pensi che sono? Vedi che ti buco la testa io, vedi che ti buco la testa io». E continua come se fosse un protagonista di un film tarantiniano: «Vedi che ti buco per davvero..... Vado a rapinarti una cosa? Pensi che voglia rapinarti? Guardami in faccia, ho quella faccia?»

Poi gli lasciano in omaggio il proiettile da recapitare al fuggitivo. La banda ci prova anche con Danilo Giulio Galliazzo, il 32enne di Siamaggiore che tarda a saldare il debito. Dopo le minacce, gli intimano di trovare il debitore scomparso. Ma nulla. Non c’è più, è andato via con la sua verità raccontata ai carabinieri, ma gli altri non lo sanno che ha parlato e che da quel momento sono braccati e intercettati. Continuano a coltivare e spacciare, quintali e quintali di droga tanto che Stefano Saba, prima che arrivino le manette può dire: «Soldi come quest’anno non ne ho mai visto». Ricchezza effimera che porta in carcere.

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