Ha l’esenzione medica ma è costretto a pagare

Il racconto di un paziente su una prassi consolidata al pronto soccorso L’assessorato regionale gli dà ragione e lui si chiede: «Quanti sono i casi simili?»

ORISTANO. Nonostante avesse l’esenzione per la patologia di cui soffre e nella ricetta della prestazione sanitaria fosse indicata l’urgenza, gli è stato chiesto il pagamento del ticket. Ma il paziente Giorgio Oggianu, non convinto che quanto richiestogli fosse corretto, dopo aver pagato perché necessitava di cure immediate, ha inviato una lettera al direttore generale dell’Ats e, a seguire, al direttore della Assl oristanese, a quello del distretto sanitario, a quello dell’ospedale San Martino e all’ufficio relazioni col pubblico dell’assessorato regionale alla Sanità. In quelle righe chiede quali siano le norme che stabiliscono che il pagamento della prestazione sia obbligatorio anche per chi è in possesso di esenzione.

«È accaduto la scorsa settimana – racconta il paziente – quando mi sono recato al Reparto di Pneumologia. Ho presentato la prescrizione medica con l’indicazione “U” (Urgente), ciononostante l’addetta di turno ha affermato che per la prestazione avrei dovuto pagare il ticket. Ho chiesto spiegazioni allo sportello e la risposta è stata: serve per evitare che i pazienti si facciano fare le impegnative dal medico di famiglia per bypassare le prenotazioni di lungo periodo. Una risposta a dir poco sconcertante. Ma, poiché la situazione di salute precaria non mi consentiva ulteriori attese, pur di accedere alle prestazioni del caso, ho pagato».

A Giorgio Oggianu però l’imposizione non è sembrata regolare e, convinto delle sue ragioni, ha deciso di inviare subito una mail all’assessorato regionale alla Sanità. «La risposta – dice – è arrivata quasi subito. Esiste una delibera regionale in cui sono elencate le patologie esenti urgenti ed è prevista anche la possibilità, per il medico di famiglia, di indicare l’esenzione». La vicenda è proseguita: al paziente, infatti, è stato consigliato di fare richiesta di rimborso per la somma pagata e non dovuta. «Purtroppo – conclude –, dopo aver chiesto spiegazioni sul mio caso, sono venuto a conoscenza che non si è trattato di un errore di interpretazione della norma, ma di una prassi consolidata che va avanti da anni. Ho voluto denunciare pubblicamente l’episodio perché sono stanco di ricevere disservizi. Pertanto ho ritenuto che la mia azione fosse utile, per la tutela del mio diritto alla salute, ma anche per i sanitari che quel diritto lo devono garantire. Se le indicazioni sono sbagliate, quanti sono stati finora i pazienti che hanno subito un danno economico per aver pagato un ticket non dovuto?»

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