Caccia alle cornacchie, la Regione sblocca lo stallo

Dopo la sentenza della Corte costituzionale arriva una nuova proposta di legge A sparare non saranno solo i proprietari dei terreni, ma altre persone autorizzate

ORISTANO. Più volte sollecitato da alcuni e osteggiato da altri, arriva il passo che renderà felici gli agricoltori. La commissione Agricoltura e caccia del consiglio regionale ha dato il via libera alla proposta di riforma della legge che regolamenta l’esercizio della caccia alle cornacchie in tutta la Sardegna. Il problema è molto sentito perché a quel tipo di uccelli vengono associati i danni provocati alle colture. Il Sinis e il Terralbese sono tra i territori isolani che da sempre si ritengono più martoriati.

La modifica, condivisa e perfezionata dall’assessore Gianni Lampis e recepita dalla commissione, riguarda due aspetti dell’articolo 6 della legge regionale 23 del 1995. A firmarla sono stati diversi consiglieri regionali tra cui il rappresentante del territorio, Emanuele Cera. Il provvedimento viene inteso come la conseguenza di vari aspetti critici emersi a causa delle difficoltà a intervenire per limitare o prevenire i danni provocati dalle cornacchie. Non ci si ferma però a questo perché si occupa anche di individuare i soggetti che provvederanno agli abbattimenti. Era stato proprio il consigliere di Forza Italia, Emanuele Cera, interprete del grande sconforto degli operatori agricoli, a chiedere all’assessore Gianni Lampis e all’assessore all’Agricoltura Gabriella Murgia un immediato intervento.

La Regione aveva dato il via libera per formare dei corpi professionisti che si sarebbero dovuti occupare dell’abbattimento delle cornacchie, ma una sentenza della Corte Costituzionale aveva limitato i soggetti legittimati alle operazioni di abbattimento, indicandoli nei soli proprietari o conduttori dei fondi depredati dai volatili.

I firmatari della riforma proposta chiedono che sia possibile delegare a terzi le operazioni di abbattimento, così da permettere ai proprietari dei campi di essere sostituiti da personale più idoneo e preparato. Questo anche perché la legge non consentiva la difesa delle produzioni agricole da parte di soggetti privi di porto d’armi e di abilitazione venatoria, e di fatto escludeva dalla difesa del proprio terreno chi non era cacciatore.

«La possibilità di delegare terze persone – afferma il consigliere Emanuele Cera – non incide sui principi richiamati dalla Corte costituzionale, essendo i soggetti autorizzati agli abbattimenti delegati dei titolari, pur ampliandone il numero. Ciò consente di superare il problema emerso al momento dell’attuazione dei piani. La normativa poi subordina la partecipazione agli abbattimenti, anche dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali i piani si attuano, al superamento di un esame abilitativo, conformandosi alle esigenze di tutela della fauna».

Tutti coloro che svolgeranno l’attività di abbattimento oltre a essere muniti della licenza di porto di fucile per la caccia e dell’autorizzazione per l’esercizio venatorio, devono aver partecipato a corsi di formazione specifici per il controllo della fauna selvatica e aver superato i relativi esami.

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