Tommaso morto a 18 anni in un incidente, la famiglia: "Questa tragedia si poteva evitare"

I parenti del ragazzo cercano la verità sulla dinamica dello scontro mortale. In corso alcune perizie

FORDONGIANUS. «Oggi siamo tutti Tommaso» le parole di Roberta, sorella maggiore di Tommaso Angius, il più giovane dei due motociclisti morti un anno fa nello scontro frontale sul curvone all’altezza della chiesa di san Lussorio, sono piene d’amore e di amarezza. Vuole giustizia questa giovane donna di 27 anni, che dopo la laurea in Fisica ora frequenta un master di specializzazione. «Chiedo giustizia e verità perché altri fratelli e sorelle, altri genitori non debbano patire la nostra sofferenza: quell'incidente poteva essere evitato».

Ieri mattina, qualche ora prima della messa in suffragio e del corteo per sollecitare più controlli e prevenzione nelle strade, con i ragazzi del paese, gli amici e i compagni di scuola con le magliette blu con la foto dello sfortunato ragazzo morto sull’asfalto quando aveva solo 18 anni, tutti a sfilare dietro lo striscione con scritto «Ciao Tommi» fino alla tomba in cimitero, per far volare centinaia di palloncini bianchi, Roberta trova la forza di raccontare la vita senza suo fratello.


Entrando nella casa, a ridosso dell’area giochi comunale, si ha la sensazione che Tommaso in realtà, sia ancora presente. Nell’angolo del tinello dove la famiglia riceve gli ospiti, ci sono il pianoforte e l’organetto che lui suonava, ragazzino appassionato di musica che si sarebbe dovuto diplomare al liceo scientifico Mariano IV di Oristano proprio quest’anno. Anche la camera da letto è rimasta esattamente come un anno fa, con i pupazzi sul letto, il computer sulla scrivania, il cambio degli abiti, ben piegati e stirati appoggiati allo schienale della sedia. E poi ci sono le foto: Tommaso a cavallo, con il costume del gruppo folk o mentre regge la statua del patrono durante la processione, ma anche in piscina e teneramente abbracciato a una dolcissima ragazza dai lunghi capelli, Sofia, la sua fidanzata.

«La ricostruzione fatta dagli inquirenti, mio fratello avrebbe provocato l’incidente durante un sorpasso, non è credibile altrimenti l’auto coinvolta non avrebbe i segni dell'impatto frontale». Nelle parole della sorella il dolore si alterna alla determinazione e al bisogno di verità che lei, il fratello più piccolo, Guglielmo, 22 anni, in cerca di lavoro; il padre, Traiano operaio forestale di 54 anni e la mamma, Donatella Atzeri, vorrebbero fosse un tribunale a stabilire. Si sono rivolti all'avvocato Marco Perra, di Cagliari che ha affidato a dei periti la ricostruzione di quel tragico incidente. Su quella strada, oltre a Tommaso, perse la vita Antonio Camedda, 36 anni, operaio occasionale. Quest’ultimo viaggiava in sella ad una enduro Yamaha X 600, Tommaso Angius su una 125 da strada. La sorella racconta: «Solo diverso tempo dopo abbiamo saputo che quella moto non sarebbe dovuta essere in strada». È l’avvocato a chiarire elementi non da poco: «La moto era stata modificata, non era omologata e neanche assicurata. Camedda da anni non aveva più la patente. Nonostante ciò, da mesi, l’operaio la guidava: è strano che neppure i carabinieri del paese non se ne fossero accorti».

Non è l’unico elemento che potrebbe essere chiarito. «Ci sono tante cose che vorremmo sapere, ad esempio per quale motivo non siano stati eseguiti gli esami tossicologici nonostante la gravità dell’incidente che ha coinvolto anche un’automobile i cui occupanti erano fortunatamente rimasti illesi», dice il legale che precisa: «Siamo in attesa degli esiti delle perizie: solo successivamente valuteremo se rivolgerci al tribunale».
 

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