Bimba contesa: «Controlli esagerati»

Ripresi gli incontri ma la madre e Sdr denunciano: «Operatrici troppo invadenti»

ORISTANO. La restrizioni legate al Covid, che avevano addirittura impedito gli incontri per due mesi, sono terminate. Altre però stanno trasformando le visite della madre alla figlioletta di quattro anni in un incubo. La presenza incombente delle operatrici rende quasi impossibile quel briciolo di intimità che la mamma e la piccola cercano nelle rarissime occasioni in cui possono vedersi. Due anni dopo la divisione obbligata e l’affidamento al padre che vive con la piccola a Viterbo, la situazione peggiora continuamente nonostante non ci siano di mezzo ulteriori provvedimenti giudiziari.

Svolgere il compito di genitore diventa sempre più difficile e così a M.S., residente in un paese della Marmilla, non resta che lanciare disperati appelli – l’ultimo è stato raccolto ancora una volta dall’associazione Socialismo, diritti, riforme rappresentata da Maria Grazia Caligaris –. Qualcosa infatti è cambiato ed è cambiato in peggio. È la stessa madre a raccontarlo: «Durante i colloqui la presenza delle operatrici è sempre più incombente. L’ultima volta, dalle 10.30 alle 18, sono entrate una trentina di volte nella stanza in cui io stavo con la bambina. Il controllo è sempre più assiduo e non riesco a dare altra spiegazione a tutto ciò se non con la volontà di scardinare l’impianto emotivo che lega la bambina a me».

La piccola, che puntualmente manifesta la chiara volontà di passare periodi più lunghi con la madre quando non addirittura di andare a vivere con lei, può vederla una volta ogni due settimane in incontri che avvengono in una struttura, nonostante la stessa mamma non sia mai stata sospesa dalla potestà genitoriale – tutte queste decisioni sono state prese dal tribunale di Viterbo che ha assegnato l’affido della bimba al padre –.

Ci sono ora altri aspetti che però stanno emergendo e vanno al di là delle difficoltà nello svolgere i colloqui, come sottolinea la stessa Maria Grazia Caligaris: «La bambina neppure gode delle relazioni affettive con i nonni e gli zii materni che avrebbero bisogno di aiuti appropriati e di particolari condizioni per poter mantenere un rapporto continuativo con la piccola. L’idea potrebbe essere anche quella di farle trascorrere un periodo di tempo in Sardegna, assegnando temporaneamente per almeno 2 o 3 mesi la bambina ai nonni materni in modo che sia il padre a varcare il Tirreno. Ciò garantirebbe alla piccola un’occasione speciale per conoscere le radici culturali e formare la propria identità in modo più completo».

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