San Salvatore non fa il miracolo

Cabras, annullata definitivamente la Corsa degli scalzi: impossibile presidiare tutto il percorso

CABRAS. Si sono incontrati lunedì per trovare il bandolo della matassa, ma il groviglio non si è sciolto. Il sindaco Andrea Abis, il parroco don Bruno Zucca e il direttivo dell’associazione Is curridoris stanno scrivendo una nuova pagina di storia all’interno della secolare tradizione della Corsa degli Scalzi. A richiederlo è un periodo storico fra i più imprevedibili, che sembra non dare tregua e non concedere alternative. Quest’anno Cabras rinuncerà al momento cardine della festa: nessun fedele col saio bianco si recherà di corsa e a piedi nudi al villaggio di San Salvatore e nemmeno lo farà in processione a passo lento.

Sul documento stilato e firmato dall’autorità sanitaria, da quella religiosa e da Antonio Manca, presidente dell’istituzione votata alla custodia della tradizione, si legge: «Alla luce delle prescrizioni normative vigenti in materia di contenimento dell’epidemia da Covid19 e dell’attuale quadro sanitario, lo svolgimento della Corsa appare molto problematico».

Le prescrizioni dell’ultima ordinanza del ministero della Salute rendono infatti il piano della sicurezza molto più complesso «e devono essere applicate in tutti i luoghi all’aperto, comprese strade, slarghi e piazze, anche qualora si svolgano dalle 6 alle 18», sottolinea il sindaco Abis. Decadono dunque le proposte dei circa cento corridori che, non volendo arrendersi, avevano pensato a una partecipazione ridotta per trasportare la statua al villaggio, anche due per volta, come si faceva un tempo.

«La delusione è tanta. Troppa – dichiara Antonello Vacca, uno dei corridori che voleva in tenere viva la tradizione anche con qualche rinuncia –. Non doveva finire così, a mio parere non si è quasi provato a trovare una soluzione». Impedire ai restanti 800 uomini che ogni anno danno vita allo spettacolare fiume bianco nei sentieri del Sinis, di aggiungersi alla processione, significherebbe scortare in maniera imponente un evento che niente ha a che fare con uniformi e palette. L’associazione dal canto suo non sarebbe in grado di garantire un servizio d’ordine che possa prevenire il formarsi di assembramenti.

Così non la pensa l’ex vice presidente Simone Manca, secondo il quale il no alla processione sembra quasi «un accanimento che stride con gli assembramenti che facilmente si creeranno durante le novene e le messe o che quotidianamente vi sono in alcune spiagge». Il buonsenso dovrebbe fare da padrone, ma la garanzia che tutti rispetterebbero le regole imposte resta un’utopia. Ecco perché la decisione finale è quella di saltare la Corsa 2020. Nessun mezzo meccanico poi, potrà sostituire l’uomo in corsa per cui una replcia di quanto accaduto a Cagliari per Sant’Efisio è a sua volta esclusa.

«Sono davvero dispiaciuto come cabrarese dell’impossibilità di svolgimento della Corsa, ma occorre farsene una ragione per il bene di tutti – commenta il sindaco –. Rimangono fermi i momenti della celebrazione religiosa che rappresentano il caposaldo della festa». Come già aveva anticipato don Bruno Zucca, quest’anno la secolare statua lignea non si sposterà dalla pieve di Santa Maria Assunta di Cabras. Chi ancora sperava in un miracolo, deve mettersi il cuore in pace.

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