La balena arenata finirà al Catalano

L’area dell’Amp è interdetta alla balneazione Lipu e Afni avevano chiesto di recuperarne lo scheletro

CABRAS. La carcassa di capodoglio che si era spiaggiata tre giorni fa nella costa di Cabras, in località Su Bardoni, è già stata portata al largo, nei pressi dello scoglio del Catalano. Le operazioni per la rimozione e lo smaltimento si sono svolte ieri mattina, dopo il sopralluogo realizzato in dai tecnici AMP con i responsabili dell’Istituto zooprofilattico di Sassari e dell’Assl di Oristano, servizio Sanità animale. L’ordinanza del sindaco Andrea Abis stabiliva l’immediato allontanamento dei resti del cetaceo per evitare un’emergenza sanitaria. «Le condizioni meteorologiche previste per i prossimi giorni, con venti forti da maestrale, avrebbero creato una condizione di pericolo, rendendo molto complesse le operazioni di recupero, abbiamo quindi deciso di non perdere tempo e agire nell’immediato» ha dichiarato Andrea Abis. La proposta fatta da parte della Lipu e dall’Afni era quella di trasformare il sacrificio del capodoglio in qualcosa di utile per l’uomo, recuperandone lo scheletro, ma prima ancora che la lettera firmata da Gabriele Espis, coordinatore regionale dell’associazione fotografi naturalisti italiani e volontario della Lipu giungesse sul tavolo del sindaco Abis, esisteva già un’ordinanza che ne prevedeva lo smaltimento con modalità diverse. «L’idea è stata valutata subito, ma presenta dei limiti di difficile risoluzione – ha detto Abis – primo fra tutti il costo dell’operazione: una stima prevede una spesa tra i 50 e i 60mila euro. Le dimensioni dell’animale poi, una femmina di circa nove metri di lunghezza con un peso di circa 8-10 tonnellate, avrebbero richiesto un trasporto speciale, con obblighi sanitari importanti. Per di più per salvarne lo scheletro sarebbero necessarie ulteriori procedure come quella di ricostruirne le articolazioni artificialmente. Un lavoro certosino che avrebbero fatto degli esperti, con delle spese che al momento il Comune non si può accollare». Le cause della morte dell’animale, ma è ormai noto che anche il mar Mediterraneo soffra del cosiddetto ‘marine litter’, inquinamento causato dai rifiuti, che spesso diventano cibo per chi abita le acqua azzurre. Hanno partecipato alle operazioni anche l’Associazione Sea Scout, con due unità nautiche e 9 persone, e 3 Sinis Sentinel che hanno provveduto a regolare l’afflusso di curiosi da terra. Sul posto era inoltre presente il responsabile scientifico del Centro di recupero del Sinis, CReS, Andrea de Lucia.

Valentina Atzeni

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