Cna, debiti per un milione e incubo fallimento

L’istanza mette spalle al muro la Confederazione nazionale per l’artigianato Presentata dai lavoratori e dai responsabili delle società Cna Servizi e Cesimart

ORISTANO. La Cna sembra sempre più vicina al crollo? Ieri mattina davanti alla giudice della sezione fallimentare del tribunale, la dottoressa Paola Bussu, l’istanza di fallimento è entrata in aula e a sorpresa è diventata doppia. Si pensava che a presentarla sarebbero stati solamente i lavoratori delle società che la Confederazione nazionale per l’artigianato aveva creato quali rami di un più complesso sistema di gestione dell’attività, una sorta di braccio operativo. È invece successo che le istanze di fallimento sono due e a presentare la seconda è chi non ci si aspetta ovvero le stesse società che dalla Cna dipendevano, il che potrebbe far pensare anche che nei mesi passati ci siano stati degli attriti tra i vertici della Confederazione durante la gestione guidata da Pietrino Scanu.

Il punto focale non sono però i malumori o gli scontri interni, bensì i debiti. Al momento in cui erano state presentate le ingiunzioni di pagamento, poi diventati decreti ingiuntivi, si pensava che l’esposizione debitoria si limitasse esclusivamente al mancato pagamento degli stipendi e dei trattamenti di fine rapporto dei dipendenti delle società Cna Servizi e Cesimar. Invece non ci si ferma a quel mezzo milione reclamato dai dipendenti assistiti dagli avvocati Antonio Tola e Gabriella Martani e agli oltre 200mila euro di Iva non pagata. La montagna di debiti che rischia di franare e seppellire la Cna è molto più alta. Nel conto vanno infatti inseriti circa 200mila euro di esposizione verso le banche per mutui contratti negli anni passati e rimasti insoluti.

Per ora la giudice, nonostante l’insolvenza appaia manifesta a un primo sguardo, ha preso tempo per analizzare meglio la situazione e poi decidere il da farsi. È comunque insolito che l’istanza di fallimento sia stata presentata dalle società, che fanno capo alla stessa Cna e i cui confini non sono ben definiti perché è palese la promiscuità di dipendenti. C’è di più, perché dalla documentazione presentata dagli avvocati Nicola Littarru e Fabio Nieddu Arrica, emergerebbe chiaramente che la situazione non era florida da molto tempo. Alla giudice è stato confermato che i dubbi sui bilanci erano precedenti al gennaio 2020, segnale che c’era stata qualche operazione contestata o comunque che non a tutti era apparsa chiara.

In teoria la prima udienza valida per arrivare a un verdetto è quella di domani, ma è difficile che il pronunciamento arrivi così rapidamente. Più probabile che sarà la prossima settimana quella del giorno del giudizio, quella in cui sarà chiaro il futuro della Cna. Sempre più appeso a un filo esile.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes