Le telecamere incastrano il rapinatore senza pistola

In carcere un trentenne di Ollolai per il colpo alla Banca di Arborea a Donigala Ritrovati 6mila euro degli oltre 17mila del bottino. Indagata un’altra persona

ORISTANO. Il rapinatore senza pistola finisce in carcere. Non era uno scherzo di carnevale quello dell’incursione di martedì 16 febbraio alla filiale di Donigala della Banca di Credito Cooperativo di Arborea, non è uno scherzo a festa già finita quello che ha portato dietro le sbarre il trentenne di Ollolai Leonardo Ladu. Viso conosciuto dalla forze dell’ordine perché di problemi con la giustizia ne ha già avuti, viso riconosciuto anche da alcuni testimoni del colpo che aveva fruttato 17.750 euro – ne sono stati recuperati circa 6mila di cui 4mila nascosti nella culla di un neonato –.

Nel giro di pochissimo tempo gli agenti della Squadra mobile della polizia, guidati dal dirigente Samuele Cabizzosu e coordinati dalla sostituta procuratrice Silvia Mascia, hanno così risolto il caso. O almeno una parte di essa, perché un coetaneo del rapinatore, a sua volta di un paese del Nuorese, è indagato per concorso in rapina aggravata. Contro di lui non è stato preso alcun provvedimento perché ci sono dettagli che la procura sta ancora valutando prima di chiedere un eventuale misura cautelare.

Se son rose fioriranno. Per il momento un primo e fondamentale esito le indagini l’hanno già avuto. Leonardo Ladu è, anche per la giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas che ha accolto la richiesta della detenzione in carcere, l’uomo che è entrato nella filiale di via Oristano della banca alle 15.35 di martedì 16 febbraio, giorno di carnevale. Il rapinatore era arrivato davanti alla banca una ventina di minuti prima. Aveva aspettato fuori con molta tranquillità che i clienti sbrigassero i loro affari, poi aveva fato irruzione nel momento in cui si era accorto che dentro c’erano solo una signora e due impiegati.

Mascherina anticoid e berretto ben schiacciato sulla testa a oscurare parte del viso, era passato attraverso il metal detector che non aveva suonato, perché con sé non aveva la pistola. Nei filmati della videosorveglianza interna si vede che non è armato: tiene una mano in tasca a simulare la presenza di un’arma, ma ogniqualvolta la muove liberamente ci si accorge che non ha la pistola che finge di impugnare sotto la felpa quando urla «State inginocchiati, se no vi ammazzo tutti». Fatto sta che nessuna delle persone all’interno della banca ha cercato di fermarlo per non correre inutili rischi, se davvero fosse saltata fuori l’arma. Così il rapinatore si mette a frugare tra i cassetti e prende tutto il contante che vede.

Ne lascia invece dell’altro, tra cui anche banconote spia, ma in quaranta secondi ha concluso la sua missione. Quando esce però succede qualcosa che può essere stato decisivo. Incrocia dapprima una donna che si accingeva a entrare in banca e capisce che c’è stata una rapina. Un attimo dopo lì passa una pattuglia che era in zona per un servizio di controllo. L’attenzione dei poliziotti viene attirata dalla donna e questo costringe il rapinatore a deviare di qualche centinaio di metri il percorso da prendere per la fuga. Finisce per questo motivo sotto l’obiettivo di altre telecamere, tra cui una dove si riesce a scorgere il tipo di auto, un’Opel Corsa nera, e una parte della targa.

La polizia allora incrocia i dati delle targhe di macchine di quel tipo con i dati che vengono forniti dalle celle telefoniche agganciate dai cellulari dei due amici. È il primo riscontro positivo, il secondo lo forniscono i colleghi della questura di Nuoro che riconoscono Leonardo Ladu, del quale non si erano dimenticati. C’è tutto perché scatti il blitz e così accade. Due giorni fa il rapinatore finisce in carcere, mentre domani, assistito dall’avvocato Carlo Figus, parteciperà all’interrogatorio di garanzia. Risponderà alle domande del giudice?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes