Bambina contesa, il padre: «Era difficile poter stare con lei»

I genitori si accusano a vicenda e sono entrambi imputati Accusa in tribunale: «Pedinato dalla ex e dai suoi familiari»

ORISTANO. “Kramer contro Kramer” va in scena in tribunale. Non è però un film. È tutto vero e in mezzo alla trincea che si sono scavati i due genitori c’è una bimba di sei anni. Perché sia scoppiata la guerra coniugale sarà stabilito dalla giudice Elisa Marras, che più volte ha invitato i due a deporre l’astio degli ultimi anni e a trovare una strada per cui la loro figlia possa avere un rapporto normale con entrambi. Il processo entrato nel vivo ieri non si occuperà però di separazioni e affido di minori, il campo in cui ora padre e madre si affrontano è quello penale. Tutti e due imputati, tutti e due parti civili nello stessa aula nel procedimento che ne riunisce due, inizialmente separati.

Da una parte c’è la donna che vive in un paese della Marmilla ed è accusata di sottrazione di minore. Dall’altra c’è l’ex marito che vive a Viterbo e ha l’affido della figlia, che da tre mesi non vede la madre. Quest’ultimo deve rispondere di lesioni, ma l’origine di tutto è il contrasto nato da un’unione che non stava più in piedi già quando la piccola aveva pochi mesi. Ne aveva otto, quando la madre scelse di lasciare Viterbo e il marito. Da allora il livello dello scontro si è innalzato a tal punto che la battaglia giudiziaria va avanti ininterrottamente dal 2016. E ieri è proseguita quando, per primo, il padre della piccola ha iniziato la sua deposizione da parte lesa che accusa l’ex moglie. I ruoli si ribalteranno nell’udienza del 26 aprile e in mezzo ci sarà un’altra udienza che si terrà tra due giorni.

Il genitore, la cui deposizione è durata quasi tre ore, ha raccontato come si sia arrivati alla denuncia per sottrazione di minore che ha portato in aula la madre. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Daniela Caddeo, della giudice Elisa Marras e degli avvocati di parte civile Mario Gusi e Marco Valerio Mazzatosta ha spiegato che per mesi non era riuscito a incontrare la figlioletta, dopo che la madre era andata via da Viterbo: «La prima volta che riuscii a stare con la bambina, mi sentivo minacciato. Anche le volte successive la situazione non cambiò: ero sempre controllato a vista e non potevo stare con lei per più di due ore. Se avevo delle discussioni con la madre per qualsiasi motivo e iniziavo a gesticolare, arrivavano parenti e amici di mia moglie. Mi ero illuso che si potesse risolvere, invece ero costretto a restare anche quattro giorni in Sardegna per poterla vedere e non capitava mai che potessi stare con lei per tutti i giorni della mia permanenza».

Alla domanda sul motivo di questo comportamento dell’ex moglie, ovviamente da accertare nel corso del processo, ha risposto: «Diceva che aveva paura che io la portassi via, eppure loro erano sempre presenti e controllavano ogni mio movimento. Mi scattavano foto, mi seguivano, non aprivano la porta quando arrivavo alla loro casa. Poi a Viterbo, quando erano in corso le udienze per l’affido, lei era andata via con la bambina e non era più tornata».

Rovesciando i ruoli ha poi parlato dell’episodio che lo vede imputato: «È stata lei a colpire col gomito lo specchietto della macchina e non io a centrarla al braccio avviando la macchina». Ricostruzione opposta a quella fatta dall’ex moglie, nel breve spazio che ha potuto avere sin qui in attesa dell’interrogatorio di aprile. In questo caso ha vestito invece i panni della parte offesa: «Si è seduto in macchina ed è partito in retromarcia. Io ero appoggiata al finestrino e mi ha colpito. Ricordo che mi guardava e continuava ad andare, nonostante io urlassi dal dolore».

Molta è stata la verve messa dall’avvocata Cristina Puddu, che tutela la madre. Ha chiesto all’ex marito quali fossero i motivi per cui si era arrivati allo scontro e sulle domande aleggiava sempre lo spettro di un presunto strapotere dell’uomo all’interno della casa e della denuncia per maltrattamenti che la procura di Viterbo vorrebbe archiviare, ma su cui è stata presentata opposizione. Non sarà emesso un verdetto a breve su quell’indagine, visto che l’udienza è fissata per il 2024. A Oristano invece si torna in aula già lunedì.

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