«Lui colpì mia sorella con l’auto»

Bimba contesa, i genitori a processo si accusano reciprocamente di lesioni e sottrazione di minore

ORISTANO. «Ha potuto parlare con sua nipote o fare una videochiamata da quando la piccola è a Viterbo?», chiede l’avvocata Cristina Puddu alla zia della bimba contesa, i cui genitori sono al centro di un processo che li vede scambiarsi accuse a vicenda frutto di una separazione quanto mai burrascosa. La risposta chiude l’udienza che verrà aggiornata al 26 aprile: «Non ho mai potuto parlare con lei dal 2018». Le lacrime sono trattenute a stento e, in fondo, quelle parole poco hanno a che fare con il nodo cruciale del processo: non è una causa di separazione, è un procedimento penale, dove i due genitori della bimba sono imputati per lesioni il padre e per sottrazione di minore la madre e dove entrambi sono anche parti offese.

Anche la domanda probabilmente non ha molta attinenza coi capi d’imputazione, ma certamente ha l’effetto di descrivere al meglio il quadro entro cui si colora di poca gioia una storia sbagliata, a prescindere da qualsiasi parte la si guardi. Intanto però, dopo l’udienza in cui il padre aveva raccontato delle difficoltà per poter vedere la figlia nel periodo in cui la piccola viveva con la mamma a casa dei nonni, ieri è stata la volta dei familiari di quest’ultima parlare del rapporto tra i due ex coniugi.

Non tutti sono riusciti a deporre. Il nonno della bimba, che sta per compiere sei anni ed è affidata al padre con il quale vive a Viterbo, ha rinunciato subito dopo aver letto la formula del giuramento. L’emozione ha prevalso e ha dovuto lasciare l’aula. È stato allora il fratello della madre a raccontare dell’episodio per cui il padre della bimba è imputato. Era il 23 luglio 2017 e la scena accade davanti alla casa di famiglia in un paese della Marmila – non diamo riferimento di luoghi e nomi per tutela della minore secondo i doveri sanciti dalla Carta di Treviso –. «Ho sentito mia sorella che, rivolgendosi all’ex marito, diceva: “Mi stai travolgendo”. Mi sono girato e ho visto la macchina che si stava muovendo e il busto di mia sorella era dentro. Un attimo prima stavano discutendo in maniera accesa tutti e due. Lui è sceso un attimo dall’auto, le ha detto: “Non ti ho fatto niente” e poi è risalito ed è partito».

È l’episodio delle lesioni che vengono contestate e che il marito, nella scorsa udienza, ha negato ribaltando addirittura la versione fornita dall’ex moglie. Aveva raccontato che era stata lei a dare volontariamente un colpo forte con il braccio contro lo specchietto.

Il resto della deposizione, così come quella successiva della sorella della signora, è stato per lo più dedicato ai motivi che hanno originato i contrasti tra i due ex coniugi. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Daniela Caddeo, della stessa giudice Elisa Marras e degli avvocati – il padre della bambina è difeso dai legali Mario Gusi e Marco Valerio Mazzatosta – hanno spiegato che sapevano dalla sorella che i problemi erano legato al comportamento aggressivo del marito. «Quando stavano a Viterbo mia sorella – ha detto l’altra – era costretta a parlare in sardo al telefono con noi per non farsi capire. La controllava sempre e non le consentì di tornare in Sardegna quando era morto nostro nonno. Non voleva che andasse in palestra o che frequentasse amici maschi e a volte la obbligava a cenare tardi anche quando stava allattando, perché dovevano concludere di recitare il rosario per la madre del marito che in quel periodo era gravemente malata. Non è vero che eravamo minacciosi quando il padre era in Sardegna, anzi spesso eravamo noi a convincere la bambina ad andare da lui rassicurandola. Quando tornava era sempre nervosa e aveva comportamenti insoliti».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes