«Abbattete la costruzione abusiva»

Arriva la diffida al Comune per il caso della palazzina di via De Gasperi. I vicini: «Niente sanatoria o chiediamo i danni»

ORISTANO. Potrebbe innescare un vero e proprio terremoto, la lettera di diffida inviata al Comune da due cittadini per chiedere la demolizione di un complesso residenziale in costruzione tra via De Gasperi e via Leone XIII, nel quartiere di Sa Rodia. Terremoto negli uffici coinvolti nel procedimento, certo, ma anche a livello politico: il solo tentativo di stimare i rischi di richieste di risarcimento rivolte al Comune dalle parti in gioco può far venire il capogiro. Il tutto, peraltro, avviene in un momento politicamente delicato, con l’assessorato all’Urbanistica scoperto dopo le dimissioni di Dora Soru.

L’oggetto della contesa è rappresentato dalle due palazzine in costruzione dal 2019 da parte delle società Edilizia via Mazzini e Rinascimento Urbano Ambientale. I proprietari di un immobile confinante con il cantiere avevano deciso di contestare il progetto, soprattutto per la violazione delle altezze massime previste dal Piano urbanistico comunale per la zona. Secondo il Puc del 2010, non si potrebbe andare oltre i 13 metri, ma le due palazzine, considerando anche il tetto, avrebbero sforato i 19.

Entra allora in gioco la giustizia e, a gennaio 2020, il Tar accoglie tutte le richieste dei ricorrenti. Nel frattempo anche la sezione civile del tribunale di Oristano si interessa alla vicenda, mentre la procura fa la sua parte ordinando la sospensione dei lavori e sequestrando il cantiere dopo aver aperto un’inchiesta per abuso edilizio che coinvolge il responsabile dei lavori e i due costruttori.

La situazione è già abbastanza complessa, ma l’11 settembre del 2020 la Mazzini presenta in Comune la richiesta di una sanatoria d’ufficio. Il 28 di quello stesse mese, poi, entrambe le aziende consegnano in Comune un’istanza per la realizzazione di un piano attuativo, strumento urbanistico che consentirebbe di derogare ai limiti di altezza e che necessita, però, del voto favorevole del consiglio comunale. Ecco, allora, che i due ricorrenti originari inviano il 14 dicembre al sindaco Lutzu, al segretario generale Luigi Mele, al dirigente Giuseppe Pinna, agli uffici e a tutti i consiglieri comunali una prima lettera di diffida che resta senza risposte.

Due giorni fa arriva quindi la seconda lettera e le richieste sono pesanti. Agli uffici viene intimato di respingere la proposta di sanatoria e l’istanza di piano attuativo ma, soprattutto, di avviare subito le pratiche per la demolizione di quanto già costruito e, in caso di inadempienza dei proprietari, di procedere autonomamente all’abbattimento. Ai consiglieri, invece, si chiede di rigettare l’istanza di piano attuativo nel momento in cui dovesse approdare in Consiglio. La bomba a orologeria, temuta da molti in Comune da parecchio tempo, si avvicina dunque alla scadenza del timer: adempiere alla diffida significherà sconfessare il lavoro degli uffici, mentre non farlo potrebbe esporre l’amministrazione e i singoli consiglieri a ulteriori rischi e problemi con la giustizia.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes