Luci spente e sipario abbassato al Garau

Nessuna offerta per la gestione dell’unico teatro cittadino. Il Comune deve cercare nuove soluzioni per affidare la struttura

ORISTANO. Il sipario resta giù. L’attesa per la riapertura del teatro Garau sembra sempre più simile a quella di Vladimir e Estragon nel famoso dramma di Samuel Beckett “Aspettando Godot” dove, alla fine dei due atti, Godot non arriva mai. Stessa storia per il Garau, chiuso dal 2015 per problemi legati alla certificazione antincendio, ma la causa non sono i lavori, cominciati nel 2018 e ormai conclusi. Due giorni fa scadevano, infatti, i termini del bando predisposto dal Comune per la gestione dell’unica struttura teatrale cittadina. Ieri il responso sconsolato, dopo che gli uffici hanno verificato che al protocollo non fosse pervenuta qualche offerta dell'ultimo minuto: il bando è andato deserto.

«Nessuna offerta – conferma l’assessore alla Cultura, Massimiliano Sanna –. Alcuni operatori avevano mostrato interesse prima della redazione del bando e ci sono stati anche due sopralluoghi nelle scorse settimane che, però, non si sono concretizzati in un’offerta». Arriva, dunque, il momento di provare a ragionare sui motivi che hanno determinato la desolante risposta degli operatori economici del mondo teatrale. Certamente non ha contribuito ad accendere l’interesse degli impresari il fatto che i lavori da 700mila euro degli ultimi tre anni hanno riguardato solo una parte della struttura, determinando un’eventuale riapertura parziale. Mancheranno infatti, sinché non verrà realizzato il secondo lotto, l’ingresso su via Parpaglia, il foyer, una parte dei camerini e la galleria sopraelevata da 120 posti.

Per completare quella parte dei lavori dovrebbe mancare circa mezzo milione: il progetto c’è, i soldi bisogna trovarli. «Che la struttura non sia completata è vero – ammette il vicesindaco Sanna –, ma francamente non penso che sia stato questo a tenere lontani gli operatori. Era un fatto conosciuto da prima, non ci sarebbero stati nemmeno i sopralluoghi se fosse stato per quello e sono comunque disponibili 270 posti. Possiamo fare solo ipotesi, ma penso che il problema sia legato alle restrizioni anticovid, che ora consentono di avere solo il 25 per cento dei posti occupabili. Penso questo abbia creato molti problemi».

Bisogna dunque ripartire da zero. Le strade che il Comune potrebbe seguire sono diverse: «Per prima cosa è necessario un confronto anche con gli uffici – prosegue –. La politica può dare degli indirizzi, ma spetta ai tecnici produrre gli atti». Si potrebbe scegliere di realizzare un nuovo bando, magari riducendo il canone annuo di 10 mila euro o aumentando la durata della concessione a oltre tre anni. Si potrebbe anche procedere con delle trattative dirette e potrebbe tornare in pista, quantomeno per una gestione temporanea, anche la Fondazione Oristano.

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