Centri estetici, la crisi morde più forte

Tramatza, la titolare di un beauty center: «Lavoro dimezzato e niente ristori»

TRAMATZA. Il ritorno della Sardegna in zona arancione sta mettendo a dura prova diversi settori, che timidamente stavano provando a ripartire. Fra le attività in grande sofferenza ci sono anche i centri estetici, in particolare quelli che hanno investito in tecnologia, acquistando costosi macchinari per offrire ai clienti trattamenti avanzati. Tiziana Cambula, titolare dell’Estetitty beauty center, che si trova al chilometro 102 lungo la Statale 131, a Tramatza, evidenzia i problemi con i quali la categoria deve fare i conti: «I centri estetici non sono ritenuti un servizio essenziale e questo significa che i clienti non possono arrivare da noi se risiedono in un Comune con più di 5mila abitanti o se abitano in un Comune che dista più di 30 chilometri. Chi, come me, lavora sull’estetica avanzata, ovvero sulla depilazione laser, ha clienti che arrivano da molte zone della Sardegna. Già quelli di Oristano, Cabras e Santa Giusta, per esempio, in questo momento non possono servirsi del mio lavoro».

La riduzione della clientela si traduce in importanti perdite economiche. «Non abbiamo agevolazioni fiscali e dobbiamo continuare a sostenere i costi come se lavorassimo a pieno regime: bollette, tasse», spiega Tiziana Cambula. C’è poi la questione relativa ai trattamenti che vanno persi. «Chi acquista un percorso lo fa perché vuole vedere i risultati sulla sua pelle – afferma Tiziana Cambula –. Per ottenerli è necessario che quella persona sia costante e rispetti la cadenza degli appuntamenti che noi regolarmente le fissiamo. Ora, se già con la zona arancione si interrompono i trattamenti, si sta limitando l’efficacia, perché il cliente non avrà più un risultato ottimale e sta perdendo la possibilità di portare a termine il suo percorso, oltre ai suoi soldi. Questo mi fa rabbia. Quando una persona viene da noi è fondamentale che sia soddisfatta. Così si genera invece insoddisfazione e bisognerà ripartire da capo o quasi».

In pochi giorni si è quindi passati dall’ottimismo della zona bianca alla paura di una crisi di cui non si intravede la fine. «Stava migliorando tutto e ora ci troviamo di nuovo con una riduzione di un terzo della nostra clientela. Vorremmo poter lavorare guardando al futuro con positività. Questa situazione, invece, ci preoccupa. Ci sono categorie più svantaggiate della nostra, ma lo Stato ci ha dimenticati e non ha previsto ristori per i centri estetici».

Paolo Camedda

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