«Così cambierà l’ospedale di Ghilarza»

La Assl presenta il suo programma post-pandemia, con nuovi servizi e l’uso della telemedicina. Sindaci scettici

GHILARZA. Il Delogu potrebbe essere riconvertito in ospedale non Covid a fine aprile. Questa almeno l’intenzione del commissario dell'Assl di Oristano e del direttore del presidio ospedaliero unico di area. I vertici della sanità territoriale sono intervenuti alla conferenza del distretto socio-sanitario Ghilarza-Bosa convocata dal presidente Domenico Gallus per parlare della metamorfosi di una struttura attualmente dedicata alla cura del coronavirus. «L'emergenza epidemiologica ha dimostrato quanto sia preziosa la presenza degli ospedali di Ghilarza e Bosa», ha riconosciuto Francesco Cossu prima di esporre le finalità del piano di riorganizzazione dei servizi ospedalieri. «Le strutture – ha spiegato – saranno adeguate per mantenere la funzione attuale in caso di emergenza e, una volta che questa sarà superata, verranno adattate in base a quanto previsto nel nuovo programma di riordino. Potranno garantire un minimo di assistenza alle popolazioni residenti e rappresentare un punto di riferimento per la zona».

«È la prima dimostrazione che c'è un ritorno dei presidi sanitari fondamentali del territorio. Le nostre comunità hanno bisogno di fatti», ha commentato Domenico Gallus. In base al nuovo disegno dell'Assl, al Delogu la riorganizzazione comporterà la riattivazione del punto di primo intervento, di un reparto di medicina con 20 posti letto collegato alla struttura di lungodegenza che avrà funzione prettamente riabilitativa, il ripristino dell’attività chirurgica programmata, la radiologia e il laboratorio analisi operativi 24 ore su 24 con i medici in loco, il sistema della reperibilità e l'ausilio della telemedicina. «Nel campo della teleassistenza sperimenteremo un sistema che, tramite una piattaforma digitale, raccordi i medici di famiglia e di continuità assistenziale e il personale dell'ambulatorio infermieristico di prossima creazione», ha annunciato il direttore dei presidi ospedalieri Sergio Pili. Manca però un cronoprogramma che legittimi un ottimismo più marcato di quello tradito ieri dai pochi sindaci presenti, appena 7 su 32. Pili ha spiegato che prima di fissare delle scadenze il piano sarà illustrato e condiviso con gli amministratori comunali e il personale sanitario, rappresentato in sala da una delegazione. La reazione della platea è stata tiepida.

«Per ragionare sui problemi bisogna ricostituire la conferenza provinciale socio-sanitaria, sparita da un anno. Riaprite i tavoli del confronto», ha sollecitato il sindaco di Busachi Giovanni Orrù rivolgendosi al commissario Cossu. «C'è scoramento perché gli anni passano e i servizi si riducono. Tecnici e politici sanno quali sono le emergenze e le priorità ed è tempo che si dia attuazione concreta ai piani», ha esortato il sindaco di Ghilarza Stefano Licheri.

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