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Finta avvocatessa a processo, l’Ordine forense è parte civile

ORISTANO. Era una finta avvocatessa, capace di usare metodi particolarmente persuasivi, a volte anche piuttosto ingegnosi e insistenti, per arrivare al risultato? L’accusa ritiene così, tanto che ha...


10 febbraio 2022 di Enrico Carta


ORISTANO. Era una finta avvocatessa, capace di usare metodi particolarmente persuasivi, a volte anche piuttosto ingegnosi e insistenti, per arrivare al risultato? L’accusa ritiene così, tanto che ha portato a processo Gabriella Addari, 49enne originaria di Simaxis, che gestiva a Oristano uno studio che si occupa di pratiche per il risarcimento danni da responsabilità medica. Non è però solo l’esercizio abusivo della professione forense il motivo per cui l’imputata si trova di fronte alla giudice monocratica Cristiana Argiolas. Il pubblico ministero Andrea Chelo le contesta infatti anche un doppio episodio di truffa e uno di appropriazione indebita.

I fatti sono tutti da chiarire, visto che quella di ieri era solamente l’udienza di apertura del processo. Nonostante sia durata solo pochi minuti, ha registrato un fatto importante ovvero la costituzione di parte civile dell’Ordine forense oristanese, che sarà rappresentata in aula dal suo presidente, l’avvocato Antonello Spada. Gli avvocati, quelli veri e intesi come categoria, sono quindi pronti a chiedere i danni nel caso di eventuale condanna.

Non sono i soli, perché anche altre persone si sono costituite parte civile, assistite dagli avvocati Giovanni Cau e Patrizio Rovelli, e sono pronte a esigere a loro volta il risarcimento. Non sarebbero i primi, visto che, proprio in apertura di udienza, è spuntata fuori una precedente condanna a due anni, datata 23 gennaio 2020, per una storia molto simile a quella per cui si procede adesso. Allora però l’imputata aveva scelto il rito abbreviato, stavolta ha optato per quello ordinario per cui all’udienza dell’11 aprile, in aula, ci saranno i primi testimoni.

È con le loro deposizioni che si proverà a ricostruire la vicenda che, per il momento, è riassunta solo nel capo di imputazione, frutto di indagini nate dopo alcune denunce. I fatti risalgono al 2017 quando si sarebbe impossessata di 6.380 euro di una cliente che si era rivolta al suo studio: sarebbero i soldi che dovevano essere usati per pagare alcune consulenze tecniche nell’ambito di una causa civile di risarcimento danni seguita a un intervento chirurgico. Secondo l’accusa, sarebbero finiti direttamente nella disponibilità di Gabriella Addari.

All’imputata, che è difesa dall’avvocato Massimiliano Ravenna, vengono poi contestate due truffe: una ai danni di un consulente, dal quale avrebbe ottenuto 8mila euro dopo avergli raccontato che la cliente, persa la causa per il risarcimento, era decisa a denunciarlo e a rivelare pubblicamente la sua scarsa professionalità; una seconda truffa sarebbe stata commessa ai danni di un’altra cliente dello studio, con la quale si sarebbe spacciata per avvocatessa, rendendosi disponinibile per seguirla in una causa di risarcimento danni per colpa medica.

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