La Nuova Sardegna

Oristano

Economia

Le anguille arrivano in ritardo negli stagni, ma la cattura è già vietata: insorgono i pescatori

di Paolo Camedda
Le anguille arrivano in ritardo negli stagni, ma la cattura è già vietata: insorgono i pescatori

Gli effetti del cambiamento climatico hanno modificato le abitudini di questi pesci: il settore si scontra con le norme vecchie

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Oristano Le anguille sono arrivate in grande numero nelle lagune e nelle peschiere dell’Oristanese questa settimana, in ritardo sui tempi canonici, eppure i pescatori professionali non possono pescarle. Lo vieta infatti un decreto del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, emanato in attuazione del Regolamento dell’Unione Europea numero 219 del 2025, che stabilisce che la pesca dell’anguilla può essere praticata esclusivamente dal 1° luglio al 31 dicembre ed è vietata dal 1° gennaio al 30 giugno. A questo si aggiunge la beffa che le stesse anguille vengono pescate spesso dai pescatori di frodo, che sfuggono ai controlli e provano poi a rivenderle a prezzi stracciati. I pescatori delle marinerie oristanesi, che avevano chiesto a più riprese un’estensione del periodo di pesca dell’anguilla almeno fino a tutto gennaio, non ci stanno e sono pronti a mobilitarsi per tutelare la sostenibilità economica familiare.

«Viviamo di quello che peschiamo – afferma Giuliano Cossu, presidente del Nuovo Consorzio Cooperative Pontis di Cabras –. Se non ci è consentito nemmeno di pescare un prodotto che cerchiamo di preservare tutto l’anno, ci dicano di cosa dobbiamo campare e come facciamo a sostenere le spese. Il fatto assurdo è che, mentre noi non possiamo pescare le anguille, i pescatori di frodo lo fanno e le vendono senza problemi a prezzi irrisori. L’Unione Europea non può paragonare la Sardegna con la Norvegia, la Finlandia e la Danimarca – prosegue Giuliano Cossu –. La Regione sa che siamo tutti alle prese con il cambiamento climatico in atto, per cui le anguille non arrivano più, come accadeva un tempo, fra ottobre e dicembre. Nel migliore dei casi sono qui a gennaio, eppure a oggi non si è fatto nulla per cambiare le regole della pesca». Il presidente del Consorzio Pontis descrive poi l’attuale situazione nello stagno: «Per noi che rispettiamo le norme è frustrante vedere le anguille attaccate ai lavorieri e alle grate, pronte per entrare in peschiera ed essere pescate e non poter far nulla. Abbiamo proposto alla Regione anche che ci paghi per ributtare le anguille in mare. A noi basta che le famiglie possano sostenersi economicamente».

La protesta non si limita certo alle acque dello stagno di Cabras. Sulla stessa linea sono anche i pescatori del Consorzio pesca Marceddì che hanno diffuso una comunicazione ufficiale: «Le marinerie locali, che da decenni rappresentano una fonte di sostentamento per numerose famiglie, si trovano in una situazione di estrema difficoltà a causa di norme non più in linea con i cambiamenti climatici in atto. Intendiamo dunque denunciare l’inadeguatezza del decreto vigente, slegato dalla realtà climatica attuale: lo spostamento delle stagioni rende infatti il mese di gennaio quello tecnicamente più idoneo per la pesca dell’anguilla». Sulla base di queste considerazioni scaturisce il successivo appello: «Si richiede con urgenza il prolungamento del decreto fino alla fine di gennaio, per garantire la sostenibilità economica delle famiglie dei pescatori».

Al coro di malcontento si aggiunge la voce della Cooperativa Sant'Andrea, che opera nello stagno di S’Ena Arrubia ad Arborea. «Oltre al problema dell’anguilla, che condividiamo con gli altri Consorzi oristanesi – dice il presidente Alberto Porcu –, abbiamo anche dal 2023 quello della mancanza di fatturato per la vongola verace». Non va meglio sul fronte cormorani: «Aspettiamo il bando da mesi, siamo ad inizio gennaio non è ancora uscito. Siamo molto preoccupati», sottolinea Giuliano Cossu. «Nonostante i ripetuti appelli e le segnalazioni inviate alla Regione – ricorda il Consorzio Pesca Marceddì –, non è stata fornita alcuna risposta concreta né sono stati ricevuti indennizzi per le perdite subite». I pescatori sono perciò pronti a mobilitarsi: «Se non arriveranno risposte immediate, saremo costretti a intraprendere nuove manifestazioni di protesta nelle sedi della Regione, per l’inerzia amministrativa che sta mettendo in ginocchio il comparto».

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