Le priorità di Pigliaru: «Onestà ed efficienza»
Nel programma non solo l’elenco delle emergenze e delle possibili soluzioni: «La politica deve riconquistare subito la fiducia della gente». Oggi il dibattito
CAGLIARI. Non c’è solo la facciata, il Palazzo della politica ha bisogno di una ristrutturazione molto più profonda. «Siamo usciti dalla campagna elettorale, ora mettiamoci a lavorare e dobbiamo farlo tutt’insieme, per riconquistare in fretta la fiducia dei cittadini». Il Pigliaru-pensiero comincia da qui: dalla trasparenza e dall’onestà. Sono due virtù indispensabili perché «la politica deve ritornare a essere un servizio a favore della comunità e vorrei che fosse proprio questo l’elemento nuovo, principale e forte della XV legislatura». È all’inizio delle dichiarazioni programmatiche che il vincitore delle elezioni del 16 febbraio ha dato lo scossone più forte alla vecchia Regione. Bisogna chiudere con il passato, leggi inchieste giudiziarie, senza neanche dimenticare che un mese e mezzo fa metà dei sardi ha disertato le urne, per dare a questo mondo l’ennesimo schiaffo. Con voce ferma e orgoglio, il governatore lo ha detto, rivendicato e preteso: «Oggi dobbiamo concentrare le nostre energie sui problemi della gente ed è un compito che non riguarda solo la maggioranza: deve diventare un dovere per tutta l’Aula Dobbiamo evitare il ricorso alle facili proposte demagogiche che creano prima illusioni e poi ulteriore sfiducia».
Niente fantasie e nemmeno annunci per Francesco Pigliaru, non possono appartenere al professore, all’economista entrato all’improvviso nel Palazzo: «Dobbiamo dimostrare che la nostra funzione è alta, che governare è un’impresa nobile e ardua, necessaria e indispensabile. Dobbiamo ribadire che la politica non arricchisce nessuno se non di valori e soddisfazioni per le conquiste concrete che saremo capaci di ottenere nell’interesse di tutti i sardi». Il primo e vero impegno è questo, ricostruire il Palazzo, perché «uscire dalla crisi» dev’essere un obbligo.
Tutto d’un fiato. Ventuno pagine lette senza neanche la pausa per un bicchier d’acqua. Cinquantaquattro minuti in apnea, per dichiarare quello che accadrà nei prossimi cinque anni. La lezione di Pigliaru ha abbracciato decine e decine di emergenze da risolvere in una legislatura: «Saremo sempre concreti, coerenti e trasparenti», ha detto. Il mantra del presidente è stato questo: ci ha puntato molto, quasi tutto, in ogni capitolo e in tutte le frasi del suo discorso. Sempre e comunque, perché «siamo pronti a lavorare molto e insieme con grande senso di responsabilità, in piena e leale collaborazione». Pigliaru ha chiesto e pretende lo stesso dall’Europa e dallo Stato: «Solo attraverso politiche moderne alla Sardegna possono e possiamo restituire la speranza, e ai giovani e ai disoccupati un futuro di lavoro». Onestà, trasparenza e sviluppo: è l’intreccio vincete proposto dal governatore.
Sfida storica. È stata quella lanciata da Pigliaru quando ha detto: «Dobbiamo puntare all’efficienza e all’alta qualità delle istituzioni» e «per farlo deve esserci in ognuno di noi la certezza che qualunque nomina non sarà più nel segno della militanza ma della competenza». Solo così, dopo questa operazione di ripulitura non ci sarà «una Regione debole, diventerà efficiente perché s’è imposta di ridurre la spesa, fare sacrifici prima di chiunque altro e sarà votata alla filosofia di dare sostanza a interventi e procedimenti amministrativi semplici e rapidi». È questo che vogliono da sempre gli elettori, soprattutto la metà che non ha votato.
Strategie. Una su tutte: «La nostra sarà una politica di bilancio rigorosa, responsabile e sostenibile, che non aumenterà l’imposizione fiscale e dovrà garantirà comunque i servizi ai cittadini». Sarà questa la traccia guida ogni giorno, in ogni vertenza: dal Patto di stabilità, sono 1200 i milioni da recuperare dallo Stato, ai trasporti, dall’ambiente all’energia, dal lavoro alla sanità liberata dalle ingerenze: «Vogliamo essere un esempio fra le regioni e possiamo riuscirci se faremo, in tutti i campi, scelte coraggiose. È questo che la gente vuole da noi». Stamattina e stasera il dibattito sull’ultima lezione del professore-governatore.
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