Nella Nurra è stato di allerta

Zirattu, presidente Consorzio di bonifica: emergenza denunciata da settimane

SASSARI. Le leggi regionali del 2006 e del 2008, che hanno tolto la gestione dei bacini ai consorzi di bonifica, sono indigeste agli agricoltori, e non piacciono neppure a Pietro Zirattu, presidente del Consorzio di bonifica della Nurra e dell’Unione regionale dei consorzi, preoccupato per la siccità e per un sistema normativo che andrebbe riformato.

«Siamo stati i primi – dice – a sollevare il tema della siccità e a sottoporlo alla Regione. Già in una lettera del 9 gennaio scorso, avevo denunciato, alla Direzione generale del distretto idrografico della Sardegna, all’assessorato regionale all’Agricoltura e all’Enas, il livello di allerta dei bacini del Coghinas, Mannu e Temo, sollecitando l’urgenza di un tavolo tecnico di confronto per prevenire e limitare le conseguenze di una così grave situazione».

Per quanto riguarda le leggi regionali che hanno trasferito la gestione degli invasi all’Enas, Zirattu esprime con chiarezza la sua contrarietà. «Come consorzio – spiega – non siamo più titolari delle dighe. Siamo semplici erogatori di acqua. Prima era la nostra, ora dobbiamo comprarla da Enas per distribuirla agli agricoltori. Non avendo più la gestione, non abbiamo sotto controllo, neppure la situazione del bacino Temo-Cuga, che rifornisce i terreni della Nurra. È stato creato un ente mastodontico , l’Enas, con circa 300 dipendenti, una piccola parte passati dai consorzi, del quale non c'era bisogno.

La gestione poteva restare ai consorzi sui quali gravano preconcetti che li vedono come carrozzoni inutili, e che non rispondono alla realtà. In dieci anni non abbiamo assunto una persona. Su 9 consorzi 7 erano commissariati da decenni, non credo sia da imputare agli agricoltori la cattiva gestione delle risorse. I consorzi sono, inoltre, gli unici enti presenti sul territorio per le funzioni sul suolo e per il rischio idrogeologico. Il nostro era uno dei consorzi virtuosi, l'acqua si pagava pochissimo, si gestivano le risorse in economia , con il ruolo istituzionale basso, anche se credo che sarebbe ora di toglierlo del tutto, che si aggirava mediamente su 3 euro a ettaro. Con l'avvento delle due leggi, la 19 del 2006, la 6 del 2008,i ruoli sono stati centuplicati. Prima non dovevamo comprare l'acqua e non eravamo costretti a mettere in bilancio 300, 400mila euro l'anno, per acquistarla. Tenendo conto, anche, che una parte dell’acqua è impiegata per scopo potabile ad Alghero e a Sassari. Con il risparmio sull’acquisto e con le entrate della vendita, potevamo abbattere tutti i ruoli e, per quanto riguarda l'uso idropotabile, eravamo in grado di dare l’acqua a circa la metà del prezzo che fa pagare l'Enas ad Abbanoa. Ora per legge non possiamo più gestire il “multisettoriale”, possiamo dare l’acqua solo agli agricoltori. Se avessimo mantenuto noi la gestione avremmo, inoltre, potuto sfruttare alcuni contesti che riguardano l'idroelettrico, con produzione di energia attraverso piccole centrali elettriche. Ora, operiamo sul territorio della Nurra con 27 mila ettari attrezzati, 21mila che potrebbero essere irrigati, solo 5mila irrigati realmente». (f.t.)

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