Uffici postali a rischio nell’isola

Preoccupano i piani di riordino dell’azienda: nel mirino sedici Comuni. In arrivo chiusure, accorpamenti e riduzioni di orario. Lavoratori in assemblea

SASSARI. In molti casi l’unica cosa che resta da fare è abbassare la serranda e levare l’insegna. Perche non ha alcun senso parlare di razionalizzazione a proposito di uffici postali che contano un solo impiegato e aprono al pubblico (quando va bene) tre giorni a settimana. Tagliare ancora dove si è già tagliato quasi tutto è impossibile. «Perché un limone non si può spremere all’infinito, a un certo punto il succo finisce. E allora che fai? Lo butti via». Timoteo Baralla è il segretario regionale Slp-Cisl: da giorni il suo sindacato, per ora abbastanza in solitaria, porta avanti la battaglia contro il piano industriale di Poste Italiane, che prevede una riduzione del numero degli sportelli in tutta Italia e a cascata anche nell’isola. Complessivamente, chiuderanno circa 450 uffici nel territorio nazionale, per altri 600 si prevedono aperture ridotte e riduzioni d’orario.

Il piano. Le informazioni al momento non abbondano: i dettagli saranno svelati oggi, nell’incontro in programma a Cagliari tra azienda e sindacati. Si sa però che i Comuni interessati al piano di riduzione-razionalizzazione sono almeno 16, distribuiti tra le province di Sassari, Cagliari e Oristano. Nella maggior parte dei casi si tratta di centri molto piccoli dove il servizio postale, già vittima di tagli in passato, zoppica e genera scontento. L’ipotesi è alcuni uffici possano essere chiusi e accorpati ad altri in paesi vicini, con conseguente trasferimento del personale e «pesanti disagi per la popolazione, soprattutto le persone più anziane – dice Timoteo Baralla –, che hanno più difficoltà a spostarsi».

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