Le roulotte della Regione sono finite al campo Rom

La giunta Soru aveva deciso di rottamare 117 mezzi della Protezione civile. Ma una parte è comparsa tra i nomadi, un’altra è stata rivenduta

CAGLIARI. Le 117 roulotte della Protezione civile regionale dovevano essere rottamate, ma tre anni dopo la consegna all’impresa che vinse l’appalto sono ricomparse nel campo Rom della 554, dove venivano bruciati illegalmente i residui elettromici degli uffici regionali. Arrestati il 17 novembre scorso i presunti responsabili di quel traffico, ora il pm Marco Cocco ha aperto un nuovo filone d’indagine che riguarda proprio le roulotte.

Sono gli stessi funzionari regionali indagati ad aver gestito anche questo traffico? E a chi è andato il profitto? L’ipotesi di reato è peculato, ma è strettamente legata a quella di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento e al traffico illecito di rifiuti, turbativa d’asta, truffa aggravata e continuata, falso ideologico in atti pubblici, contraffazione di sigilli che ha portato agli arresti domiciliari l’usciere Pietro Porcu (53 anni) e il funzionario dell’ufficio regionale provveditorato regionale Iolao Pistis (52) e l’imprenditore Luciano Serra (53) a conclusione dell’inchiesta “Aria pulita” condotta dal nucleo investigativo del Corpo forestale. Altre nove persone risultano indagate.

Chiusa l’indagine, è scontato che gli atti finiscano nel fascicolo di partenza. Il perno di questa seconda attività illegale sarebbe infatti Porcu: è lui, per l’accusa, ad aver gestito il traffico delle roulotte, in parte destinate ad essere smaltite low cost al campo Rom e in parte rivendute dopo una rottamazione fittizia. Un passo indietro per capire. L’idea dell’amministrazione regionale, ai tempi di Renato Soru, era di dare un taglio netto al parco automezzi per ridurre le spese. Dalla “relazione ricognitiva” firmata dall’allora assessore agli Enti locali Gian Valerio Sanna il 21 settembre 2007 saltò fuori che il «patrimomio meccanizzato» pubblico era costituito da 725 mezzi e di questi 115 erano roulotte in carico alla Protezione civile: la scelta fu di rottamarle.

L’incarico, dopo una procedura di selezione, venne affidato a un’impresa e a scorrere l’elenco delle roulotte, coi numeri di targa, telaio e modello, compare una data di rottamazione: novembre 2006. Ma tre anni dopo decine e decine di caravan ricomparvero d’incanto al campo Rom sulla statale 554: chi doveva occuparsi di portarle a centri di smaltimento autorizzati, aveva preferito una via più semplice e meno costosa. In quel campo venivano bruciati illegalmente i materiali che le norme classificano come Raee, residui elettronici e computer, considerati pericolosi e per questo destinati a uno smaltimento speciale. Come dire: la Regione era già una “cliente” privilegiata delle famiglie Rom. A denunciare l’esistenza di quella discarica clandestina era stato il Gruppo di Intervento giuridico: agli ecologisti si erano rivolti gli abitanti della zona, stanchi di respirare i fumi acri che si sprigionavano la notte dai falò accesi dai Rom.

A intervenire fu il Corpo forestale e dopo alcuni controlli la verità venne a galle definitivamente quando gli uomini del commissario Fabrizio Madeddu filmarono alcuni autocarri che dopo essersi avvicinati al campo e preso accordi sbrigativi con gli abitanti, scaricarono rifiuti speciali a due passi dalla tendopoli dei nomadi, dove si trovavano anche bambini di pochi mesi. In meno di un quarto d'ora scivolarono giù dai cassoni materiali come computer, monitor, componenti di apparecchiature informatiche, frigoriferi e altri elettrodomestici classificati dal un decreto-legge del settembre 2007 come Raee – rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche – materiali che devono essere smaltiti seguendo procedure di sicurezza rigorose. Prima di portarli al termovalorizzatore o alla discarica vanno difatti resi innocui eliminando dalle componenti elettriche i materiali nocivi o riciclabili come rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo e mercurio oltre che gas e plastiche indicate nelle disposizioni ministeriali. L’inchiesta che ne seguì ha condotto agli arresti di novembre ed ora a una nuova fase. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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