Sparita dall’anagrafe la presidente di Sardegna Ricerche

Ko l’holding di famiglia, Ketty Corona cancellata dal Comune. Pignorata e venduta all’asta la sede del padre Armando

CAGLIARI. Presiede Sardegna Ricerche, l’ente scientifico della Regione, ma formalmente non esiste da un anno e mezzo perché il 21 novembre del 2013 il comune di Cagliari l’ha cancellata dal registro della popolazione. Il motivo: irreperibilità. Protagonista di questa strana vicenda è Maria Paola Corona, 65 anni, conosciuta come Ketty, figlia del defunto ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Armando Corona, l’uomo passato alla storia della Massoneria per aver ripulito le logge italiane dalla P2 di Licio Gelli. A scoprire che l’ex assessora regionale agli Affari generali della giunta Cappellacci è sparita dalla circolazione è stato un legale che da mesi cercava di notificarle un’ingiunzione: a qualsiasi indirizzo conosciuto Ketty Corona risultava assente. Finchè è saltata fuori la verità: il suo nome non compare più tra quelli dei cittadini cagliaritani, l’imprenditrice non ha risposto neppure al censimento. Con conseguenze piuttosto gravi, perché l’ex assessore non può votare, non ha diritto ad alcuna certificazione anagrafica, se chiedesse un documento di riconoscimento riceverebbe un netto rifiuto e ha perso anche l’assistenza sanitaria pubblica.

Società in tilt. Difficile capire quale sia l’origine della scelta di far perdere le proprie tracce legali. Gli avvocati dei suoi ex dipendenti, che la inseguono invano da tre anni, mettono la scomparsa tecnica in relazione con le pendenze maturate dalla Corona attraverso una filiera di società, l’impero ereditato alla morte del padre: a leggere le visure l’amministratrice è lei, mentre la proprietà è condivisa col fratello, il fisiatra ed ex consigliere regionale Giorgio Corona. Ma dal 2011 non c’è più traccia di attività. Con l’attività sono venuti meno gli stipendi, per quanto nessuno dei dipendenti abbia ricevuto una lettera di licenziamento nè tantomeno la liquidazione. Tutto fermo, come se l’addio alla vita terrena del padre Armando avesse estinto la ragione sociale delle sue aziende. A cominciare dalla holding di famiglia - La Collina srl - dichiarata fallita il 29 gennaio scorso dal giudice Vincenzo Amato su istanza dell’avvocata Roberta Andria, patrona di una dipendente abbandonata al proprio destino.

Il fallimento. Ed è proprio qui, nel testo della sentenza fallimentare, che la vicenda assume connotati di difficile lettura. Si scopre infatti che la capofila costituita il 21 dicembre del 1990, titolare di quote in tutte le altre società dei Corona, è fallita per un debito di appena 46234 euro, nient’altro che gli stipendi arretrati e il tfr dell’unica dipendente. Ma emerge anche che i rappresentanti legali de La Collina, inchiodati da un giudizio di insolvenza, non sono stati in grado di produrre in tribunale i bilanci degli ultimi tre anni e neppure la situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata.

Tutto fermo. E’ come se ad appena due anni dalla scomparsa del Gran Maestro, avvenuta ad aprile del 2009, le sue creature l’avessero seguito. Se La Collina è già nell’elenco delle società fallite, le altre non se la passano bene. La Discolibro - settore editoriale, collaborazioni col gruppo di Sergio Zuncheddu - dal 2011 non dà segni di vita e l’unica dipendente, attraverso l’avvocato Gianni Benevole, ha ottenuto il pignoramento e la vendita dell’appartamento di via Alghero 40, proprio quello in cui Armandino Corona ha ricevuto generazioni di politici, imprenditori e semplici cittadini che si rivolgevano a lui per le ragioni più disparate. Era in quelle stanze per certi versi storiche, dove per decenni si sono trattati i destini politico-economici della Sardegna, che avevano sede le società del Gran Maestro.

La sede storica. Eppure nessuno ha fatto qualcosa per evitare che l’ufficio venisse messo all’asta come un immobile qualsiasi. Abbandonato insieme alle società oggi bersagliate da una raffica di ingiunzioni che i dipendenti di altre società a responsabilità limitata come IECinque - un’impresa di costruzioni nata da una costola dell’Immobiliare Europea di Zuncheddu - CoSas Costruttori, Le Colonne e Keer in Tap stanno cercando di notificare in questi giorni. Alcuni legali hanno provato con fortune alterne a rintracciare l’amministratrice nel suo ufficio di Sardegna Ricerche. Altri sono impegnati a scoprire i beni privati della Corona.

L’incarico confermato. Una situazione imbarazzante anche per la giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru, che rompendo la consuetudine dello spoil system ha lasciato la manager al vertice dell’ente scientifico, in linea con il contenuto della delibera 45/25 del 21 dicembre 2010 con cui l’esecutivo Cappellacci l’aveva nominata presidente del comitato di gestione. Quando Pigliaru è subentrato a Cappellacci il contratto era stato appena rinnovato, la scelta è stata di evitare spese a vuoto e penali. Così Ketty Corona e divenuta irreperibile per tutti ma non per la ragioneria regionale, che le versa ogni mese 7288 euro lordi. L’ex assessora ha conservato tra l’altro il suo staff direttivo di fiducia, il controllo di Crs4, Fase 1 e Porto Conte ricerche, con la gestione di quasi 30 milioni di euro pubblici all’anno.

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