Camorra e ‘ndrangheta, le mani sull’isola

Direzione nazionale antimafia, rapporto 2015: in Sardegna droga e appalti illeciti, dalle energie rinnovabili ai rifiuti, richiamano le infiltrazioni mafiose e l’attività di riciclaggio

SASSARI. La droga è il core business, gli affari legati a energie rinnovabili e rifiuti sono i canali d'ingresso nel tessuto economico sardo, le strutture turistiche opportunità di investimento per lavare il denaro sporco.

Dalla mappa che la Direzione nazionale antimafia (Dna) ha tracciato nel rapporto 2015 sulla criminalità organizzata emerge una Sardegna in affari con mafie italiane e gruppi criminali esteri.

Anche se sull'isola le cosche non controllano direttamente il territorio con propri emissari, la Procura antimafia segnala legami attivi con associazioni criminali meridionali, capaci di organizzare traffici illeciti, la cui gestione viene poi subappaltata a soggetti sardi.

Si parla principalmente di 'ndrangheta e camorra per identificare le matrici delle associazioni a delinquere che hanno allungato le mani sulla Sardegna in uno scenario che vede l'ascesa di nuovi gruppi stranieri, responsabili anche dello sfruttamento della prostituzione e della tratta di esseri umani che alimenta il mercato del sesso a pagamento su strada.

Il traffico di droga, che in determinate aree geografiche va in parallelo a quello di armi, ha "decisamente sostituito nel panorama delinquenziale isolano i reati di sequestro di persona": sono le considerazioni dei magistrati antimafia, che non a caso qualche riga più in là citano il caso dell'ex ergastolano Graziano Mesina, a giudizio per traffico organizzato di stupefacenti.

Al centro delle mire delle mafie ci sono le strutture turistiche sarde e poi le energie rinnovabili che richiedono ingenti capitali

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